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L’Europa sta combattendo un’impennata record dei prezzi della benzina e dell’energia elettrica che minaccia di far deragliare la ripresa economica post-pandemia, mettere a dura prova i redditi delle famiglie e persino offuscare la nascente transizione verde.

Una serie di fattori di mercato, geografici e politici si sono fusi in una tempesta perfetta che non mostra segni di favoreggiamento mentre il continente entra nella stagione autunnale, le temperature diminuiscono gradualmente e il riscaldamento diventa indispensabile.

Gli analisti avvertono già che la crisi, esacerbata da un misto di problemi temporanei e strutturali, si prolungherà e il peggio potrebbe ancora venire.

I prezzi del gas naturale salgono alle stelle: presso la Dutch Title Transfer Facility, il punto di riferimento leader in Europa, i prezzi sono aumentati da 16 euro megawatt all’ora all’inizio di gennaio a 88 euro a fine ottobre, un aumento di oltre il 450% in meno di un anno. Questo, a sua volta, ha fatto salire alle stelle i prezzi dell’elettricità.

Sebbene l’Unione europea stia gradualmente riducendo la sua dipendenza di lunga data dai combustibili fossili, le fonti rinnovabili sono diventate la principale fonte di elettricità del blocco per la prima volta nel 2020 ma il cambiamento non è stato abbastanza rapido e diffuso da contenere le ricadute della crisi.

Insieme, gas naturale e carbone forniscono ancora oltre il 35% della produzione totale dell’UE, con il gas che rappresenta oltre un quinto. Il mix energetico è molto diverso in tutto il blocco: i combustibili fossili hanno una quota marginale in Svezia, Francia e Lussemburgo, ma assorbono oltre il 60% della produzione totale nei Paesi Bassi, in Polonia, a Malta e a Cipro.

Come faremo in futuro?

Man mano che il carbone, il combustibile più inquinante, viene gradualmente eliminato, molti paesi ricorrono al gas naturale come risorsa di transizione per fungere da ponte prima che vengano lanciate alternative verdi, come turbine eoliche e pannelli solari. Il gas, inoltre, viene utilizzato anche per il riscaldamento e la cucina delle abitazioni, rendendo ancora più evidente l’impennata dei prezzi nelle spese finali dei consumatori.

I cittadini di paesi come Spagna, Italia, Francia e Polonia stanno ora affrontando bollette energetiche sempre più elevate che si aggiungono ai problemi economici causati dalla pandemia. Il malcontento popolare ha messo in allerta i governi, con i ministri che si affannano a elaborare misure di emergenza, anche se a breve termine e solo parzialmente efficaci per attutire l’impatto.

In Italia, Roberto Cingolani, ministro per le transizioni ecologiche, ha già avvertito gli italiani di aspettarsi un aumento del 40% delle bollette nei prossimi mesi. La Francia ha dichiarato che invierà pagamenti una tantum di 100 euro a oltre 5,8 milioni di famiglie a basso reddito. In Spagna, il governo ha promesso di portare i prezzi ai livelli del 2018. Madrid ha anche inviato una lettera a Bruxelles chiedendo un’azione a livello dell’UE. “Abbiamo urgente bisogno di un menu politico europeo pre-progettato per reagire immediatamente ai drammatici rialzi dei prezzi“, afferma la lettera.

Ma mentre la crisi si estende al blocco ei cittadini esprimono crescente preoccupazione, non è chiaro quanto potere l’Unione Europea possa esercitare per frenare gli eccessi di un mercato energetico liberalizzato la cui fonte primaria proviene da fuori dei propri confini.