L’autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, conosciuta anche come AGCM, ha recentemente avviato un’istruttoria nei confronti di WindTre per alcune possibili condotte a danno dei rivenditori.

Per la precisione, queste condotte sono state operate tramite “clausole e condizioni economicamente insostenibili”, come evidenziato da una segnalazione di un’azienda con diversi punti vendita. L’operatore ha subito risposto all’accusa, scopriamo insieme tutti i dettagli.

 

WindTre accusata dall’AGCM per alcune condotte

Il caso è stato aperto dunque dopo una segnalazione di un rivenditore che aveva operato dapprima con il brand 3 Italia e in seguito con WindTre, fino alla cessazione della collaborazione nel 2018. Secondo l’azienda a conduzione familiare, a seguito della fusione per la nascita dell’operatore WindTre, il rapporto contrattuale sarebbe andato deteriorandosi fino al recesso a causa delle condotte poste da WindTre nei confronti “dell’intero canale distributivo dei rivenditori”.

Dalla documentazione fornita, è emerso che i contratti prevedevano un obbligo di esclusiva del rivenditore nei confronti di WindTre in ragione di “stringenti obblighi sulla tipologia di arredi e del materiale che il rivenditore può usare nei propri locali”. L’azienda che ha inviato la segnalazione ha fornito dettagli sul meccanismo di Reverse Charge, che l’AGCM ha valutato ai fini della sua decisione pubblicata nel Bollettino di questa settimana. Il rivenditore non poteva infatti reperire liberamente sul mercato i telefoni perché il sistema di attivazione della SIM non avrebbe altrimenti riconosciuto il cellulare, impedendo l’attivazione del contratto di telefonia.

Più chiaramente, le rate versate mensilmente dal consumatore finale venivano incassate direttamente da WindTre e non dal rivenditore, soggetto al pagamento dell’IVA inclusa nelle stesse. Ecco la risposta dell’operatore: “WindTre disconosce le presunte condotte e specifica che le lamentele descritte nel fascicolo sono state avanzate da un singolo rivenditore e che le stesse trovano, al contrario, la propria reale motivazione in una fisiologica riorganizzazione della rete di vendita“.