Un gruppo di scienziati ha ideato un dispositivo indossabile che monitora la respirazione e somministra un antidoto potenzialmente salvavita per invertire un’overdose.

Il dispositivo di “autoiniezione”, simile a quello utilizzato per l’insulina, potrebbe potenzialmente ridurre i decessi dovuti a overdose da oppiacei. Il prototipo, descritto sulla rivista Scientific Reports, utilizza alcuni sensori e un iniettore. Quest’ultimo gestisce in modo sicuro i farmaci. Include anche un algoritmo appositamente sviluppato per rilevare schemi respiratori letali che si verificano poco prima di un’overdose. Il dispositivo include un paio di accelerometri. Gli scienziati affermano che il naloxone è altamente efficace e può potenzialmente salvare vite umane se somministrato in modo tempestivo.

Il sistema indossabile attiva l’iniettore in presenza di pause respiratorie anomale prolungate chiamate eventi apneici. Può anche trasmettere dati sulla frequenza respiratoria a uno smartphone vicino tramite Bluetooth. “Un sistema a circuito chiuso aiuta a ridurre non solo i danni dovuti ad un’overdose ma aumenta la probabilità di essere rianimati con successo”.

Overdose: progettato un dispositivo indossabile in grado di somministrare naloxone

“Abbiamo creato algoritmi appositamente pensati per rilevare quando chi lo indossa smette di respirare e iniettare automaticamente naloxone”, spiega Justin Chan, autore principale dello studio e studente presso l’UW. Per testare il dispositivo, gli scienziati hanno condotto una sperimentazione clinica che ha coinvolto 25 volontari in una struttura supervisionata a Vancouver, in Canada. Fondamentale anche un’altra sperimentazione parallela in un ambiente ospedaliero tra volontari che hanno manifestato segni di apnea trattenendo il respiro.

Gli scienziati affermano che sono necessarie ulteriori ricerche per valutare l’efficacia del dispositivo, in particolare in ambienti non supervisionati. Sono necessari nuovi studi per valutare l’iniezione di naloxone nelle persone che usano oppioidi per scopi non medici. In un recente sondaggio su circa 100 consumatori di oppiacei, pubblicato sull’Harm Reduction Journal, circa tre quarti degli intervistati ha dichiarato di essere disposta ad utilizzare il dispositivo.