Aviaria: allerta focolai, virus H5N1 negli allevamenti avicoli del Lazio (e non solo)

L’influenza aviaria si sta diffondendo a vista d’occhio, arrivando nel Lazio, in Emilia Romagna, e persino nel Veronese. L’allarme è partito ad inizio Novembre quando, nella zona di via Pianabella (Ostia Antica), sono morte cinquanta galline in due giorni.

Aviaria: i casi in Italia

Nel Lazio, l’assessore alla Sanità, Alessio D’Amato, ha comunicato: “Sono stati allertati tutti i servizi veterinari delle Asl e le Aree naturali protette costituendo una task-force, assieme all’Istituto Zooprofilattico di Lazio e Toscana, per verificare eventuali segnalazioni di casi sospetti tra volatili selvatici o animali da allevamento”.

A Ferrara (Lagosanto), sono sotto sequestro 50mila esemplari a scopo precauzionale. L’allevamento è stato isolato anche se le autorità sanitarie hanno riscontrato la “bassa patogenicità” e la situazione, secondo l’azienda all’Agi, sembra sotto controllo.

Nel Veronese, il virus H5N1 (aviaria) ha raggiunto ben 19 allevamenti di tacchini, boiler e galline ovaiole. Anche nella Bassa Padovana, fra i comuni di Montagnana e Urbana, ci sono otto allevamenti sotto sorveglianza.

Guido Grilli, docente di Patologia aviare alla Facoltà di Veterinaria dell’Università degli Studi di Milano, dichiara che il ceppo dell’influenza aviaria arriva con il flusso degli uccelli migratori”. Ha poi aggiunto: “Se si sente più spesso parlare di casi simili è perché ormai da 20 anni siamo molto più attenti quando osserviamo delle mortalità anomale fra gli uccelli”.

Le proteste degli animalisti

Nel frattempo gli animalisti si scagliano contro gli allevamenti intensivi e invocano un “cambiamento totale dell’approccio” verso lo sfruttamento degli animali coinvolti nelle filiere alimentari di tutto il mondo”. “Densità altissime, debolezza immunitaria causata da una selezione genetica orientata unicamente al profitto e condizioni di non-vita all’interno di capannoni, creano le condizioni perfette per il contagio tra animali e l’insorgenza di zoonosi”, ha spiegato Lorenza Bianchi, responsabile Lav area Animali negli Allevamenti.

C’è pericolo per l’uomo?

L’aviaria può colpire l’uomo? Grilli spiega: “Il virus può modificarsi solo se c’è un passaggio in un altro animale“Noi abbiamo pochissimi recettori per il virus dell’influenza aviaria e ce li abbiamo solo a livello polmonare. Perciò il virus deve essere respirato in grandi quantità e riuscire ad arrivare direttamente negli alveoli, perché se si ferma prima non attecchisce”. Quando il ceppo arriva all’uomo, però, mette in guardia Massimo Andreoni, primario di Infettivologia al Policlinico Tor Vergata di Roma e direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive e tropicali (Simit), la letalità è “estremamente alta”.