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Era da tanto tempo che WhatsApp, l’app del Gruppo Facebook che continua il suo successo nel mondo della messaggistica istantanea, non stava facendo parlare negativamente di sé sul tema privacy. Ora però sembra che le cose non stiano andando bene per la società che, infatti, si trova coinvolta in una possibile futura “mega class action“. In sostanza, ancora guai per WhatsApp a causa del backup delle chat. Questa volta a denunciare l’app al Garante della Privacy è stato il Codacons.

 

WhatsApp: denunciata dal Codacons al Garante della Privacy per il backup delle chat

Qual è il problema scatenante di WhatsApp tale da scomodare una denuncia del Codacons al Garante della Privacy? A rivelarlo in modo chiaro e preciso è l’associazione stessa che ha dichiarato:

Come noto WhatsApp, per impostazione predefinita, salva le chat in locale sulla memoria del dispositivo o sulla scheda SD inserita nello smartphone Android, e/o su Google Drive. È altrettanto noto che i dati oggetto di backup, ad oggi, non risulterebbero criptati. Quando però si tenta di disattivare la funzione di ‘backup su Google Drive’, impostando il valore su ‘mai‘, la procedura continua ad avviarsi, arrecando grande disagio agli utenti che utilizzano l’app, soprattutto se questi hanno numerosi file in memoria“.

La società del Gruppo Facebook che da anni ormai gestisce e segue WhatsApp sembra proprio che non permetta agli utenti di disattivare il Backup Standard delle chat. Il problema è che gli utenti non sanno di questa limitazione. Le motivazioni? Stando a WhatsAppper non meglio precisate esigenze di sicurezza informatica“.

Ecco la denuncia effettiva del Codacons al Garante della Privacy contro questa politica di WhatsApp che lede la libertà dell’utente iscritto all’app di messaggistica istantanea:

La volontà dell’utente di non procedere al salvataggio dei dati non viene rispettata, in violazione dei principi generali sul trattamento dei dati personali: viene effettuato in sostanza un trattamento dati senza il consenso dell’interessato, per finalità non volute dall’utente e oltre il tempo necessario rispetto alle finalità dello stesso. I proprietari dello smartphone dove si attiva il backup obbligatorio dei dati sono esposti, contro la loro volontà, a un possibile rischio di data breach“.