Oltre 800 reati digitali sono stati commessi ogni giorno negli ultimi 6 mesi. È quanto risulta dal rapporto annuale stilato da Il Sole 24 Ore, che prende in considerazione i dati provenienti dal dipartimento di Pubblica Sicurezza del ministero dell’Interno. Stando ai numeri, i cyber reati occupano un posto sempre più rilevante rispetto al numero totale degli illeciti commessi, attestandosi sul 15% del totale.

I livelli di pericolosità e frequenza sono nettamente aumentati nel periodo di pandemia rispetto al precedente, con il trasferimento sul web di numerosissime attività che in precedenza si svolgevano preferibilmente di persona (lavoro, studio, acquisti). Si parla di un aumento del 28% nell’ambito di truffe e frodi informatiche e del 52% di delitti informatici – categoria che comprende tutti gli altri reati.

Il dato, però, risulta in crescita anche rispetto ai primi mesi del 2020, quando lo scoppio della pandemia e l’implementazione di remote working e DaD erano già avvenuti.

Reati informatici: ecco i principali da cui proteggersi

Truffe e frodi risultano aumentati rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, registrando un +20%, mentre un +18% è riferibile ai delitti informatici.

Le truffe sul web stanno inoltre diventando molto più accurate. Le informazioni che ciascuno di noi inserisce sui profili social o che sono reperibili attraverso normali ricerche internet – laddove non vi sia stata qualche fuga di dati dai siti che frequentiamo o dai servizi di cui fruiamo – sono a portata di mano dei cyber criminali, che le sfruttano per rendere i tentativi di frode sempre più verosimili.

Consigliamo di prestare attenzione a mail su eventuali pacchi in arrivo o sulla disattivazione/chiusura di carte o servizi bancari. Anche sulle transazioni non si può star tranquilli: verificate sempre l’indirizzo mail per esteso del mittente per controllare che si tratti di un contatto ufficiale della banca o della compagnia di riferimento per la transazione.

Infine bisogna stare molto attenti anche ai messaggi in arrivo sulle chat dei social come Instagram e Facebook: se non riconoscete il contatto da cui arriva (o se sembra provenire dagli account ufficiali di Instagram e Facebook), diffidate di qualsiasi informazione.

VIAIl Sole 24 Ore