Apple, Intel, SoC, TSMC, iPhone 14, iPhone 13

A quanto pare Apple presto, molto presto, dovrà privarsi di una cospicua somma di denaro, stiamo parlando della bellezza di 95 milioni di dollari, una cifra pattuita con i querelanti che hanno accusato l’azienda affermando che i dispositivi ricondizionati “Non sono come quelli nuovi”.

Questa class action ai danni di Apple si protrae dal lontano 2006, quando alcuni utenti hanno sottolineato come i dispositivi ricondizionati avessero delle prestazioni decisamente sotto le attese in termini energetici e prestazionali, uno status non conforme ai termini e le condizioni di riparazione di Apple che affermano: “Durante la manutenzione del prodotto di un cliente, l’azienda può utilizzare parti o prodotti nuovi o ricondizionati ed equivalenti al nuovo in termini di prestazioni e affidabilità”.

 

Conto salato da pagare

Si tratta solo di attendere l’approvazione da parte del tribunale fissata per il 20 Ottobre, l’accordo però ormai sembra raggiunto, Apple verserà a favore dei querelanti una somma di risarcimento pari a 95 milioni di dollari per rimborsare i problemi causati dagli iPhone ricondizionati non all’altezza.

Apple ha comunque continuato a negare che  i dispositivi ricondizionati avessero delle prestazioni inferiori, ha però deciso di chiudere la questione in fretta attraverso un risarcimento, una sorta di liberazione da una causa che orma stava andando troppo per le lunghe, il risarcimento includerà tutti i residenti negli Stati Uniti che, hanno acquistato un AppleCare Protection Plan o AppleCare+ dal 20 luglio 2012 e hanno ricevuto un dispositivo sostitutivo ricondizionato.

Si chiude dunque un capitolo scottante per Apple che apre però ad un dibattito ancora molto discusso in merito i dispositivi ricondizionati e la loro effettiva affidabilità.