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Sembra quasi ironico, la Cina in passato è stata una delle nazioni pioniere nella nascita e nella diffusione delle criptovalute, ed ora ha deciso di trasformarsi nella prima nazione epuratrice di queste ultime, un contesto che ha quasi un elemento ironico, ma è così, la Cina ha deciso di rendere illegali tutti i token criptografati e tutte le attività ad essi legate, dal mining allo scambio, un ban totale.

A dirla tutta la decisione era già stata presa da tempo, mancava l’ufficialità, la quale è arrivata prendendo forma nel  sigillo che viene apposto direttamente dalla People’s Bank of China (PBOC), il massimo organo bancario della Repubblica Popolare Cinese, e da altre istituzioni nazionali e regolatori di valuta, ecco la frase emblema del comunicato: “le attività commerciali legate alla valuta virtuale sono considerate attività finanziarie illegali“.

Si tratta di una decisione che ha avuto una risonanza ovviamente mostruosa sulle fluttuazioni delle varie cripto, basti pensare che il crollo del Bitcoin visto a Giugno era frutto di una preliminare fuga di notizie che annunciavano il ban ora divenuto ufficiale.

 

 Una scelta per proteggere la popolazione

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Il Governo cinese reprimerà in modo risoluto la speculazione sulla valuta virtuale, le relative attività finanziarie e i comportamenti scorretti al fine di proteggere le proprietà delle persone e mantenere l’ordine economico, finanziario e sociale.

La scelta del governo cinese è giustificata da una volontà di quest’ultimo di tutelare la popolazione e i loro beni fisici da un bene altamente volatile che può scombussolare l’ordine economico e può essere addirittura adoperato per riciclare denaro sporco.

La stretta definitiva dunque porta al ban completo di ogni cripto e di ogni attività ad esse legata, dunque anche il mining dovrà avere una battuta di arresto, cosa che Pechino si impegnerà ad imporre.