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E’ stato approvato lo scorso 16 settembre il nuovo decreto che riguarda il Green Pass e che ha sancito la sua obbligatorietà per 23 milioni di lavoratori, sia pubblici sia privati. Ricordiamo che il Green Pass si ottiene tramite vaccinazione (o certificato di guarigione dal Covid), o in alternativa presentando un test rapido o molecolare che attesti la negatività al Covid-19.

Non avere il Green Pass comporterà nel settore privato l’immediata sospensione dal lavoro, senza alcuna retribuzione. Non prevede però possibilità di licenziamento per i dipendenti che non lo presentino.

Nel pubblico, invece, la sospensione scatta solo dopo 5 giorni nei quali il lavoratore si sia presentato sprovvisto di Green Pass. Anche in questo caso non si può essere licenziati, ma non è dovuta alcuna retribuzione o forma di compenso.

Green Pass, arriva l’obbligo sul luogo di lavoro: no gratuità per i test per chi non vuole vaccinarsi

“E’ un decreto per continuare ad aprire il Paese” ha affermato Mario Draghi, che inoltre è intervenuto sulla proposta di rendere i test antigenici gratuiti per chi non volesse sottoporsi alla vaccinazione, di fatto allontanando questa prospettiva.

Si tratterebbe infatti di una misura troppo onerosa per lo Stato, che dovrebbe investire oltre 150 milioni di euro in questa direzione e che di fatto andrebbe contro il proprio obiettivo – che è quello di far vaccinare quante più persone possibili.

I tamponi saranno gratuiti solo per persone con comprovate patologie o condizioni cliniche che impediscano di fatto l’accesso alla vaccinazione.

Per tutti gli altri, i test rapidi saranno quantomeno disponibili a prezzi calmierati nelle farmacie aderenti: 8 euro per i minori e 15 euro per i maggiorenni. A questo si aggiunge l’estensione del periodo di validità per i test molecolari, che passa da 48 ore a 72 ore, mentre per i test rapidi permane la durata di 48 ore.