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Un nuovo studio su Pfizer ha evidenziato un nuovo problema legato al vaccino a mRNA. Secondo alcuni ricercati della UCL Virus Watch dopo la seconda dose gli anticorpi presenti nell’organismo iniziano a diminuire pesantemente. In alcuni casi arrivano a scendere addirittura del 50% in appena due mesi e mezzo, 10 settimane. Al momento non viene visto come un difetto in grado di rendere il trattamento meno efficaci a proteggere, ma alla lunga lo scenario potrebbe essere questo.

Le parole degli autori dell’University College di Londra sul vaccino di Pfizer: “Sappiamo che i livelli di anticorpi iniziano alti e diminuiscono sostanzialmente. Siamo preoccupati che se continuano a diminuire al ritmo che abbiamo visto, anche gli effetti protettivi dei vaccini inizieranno a diminuire, e la grande domanda è: quando accadrà?”

 

Pfizer, terza dose?

Gli studi hanno evidenziato come dopo tre settimane dalla somministrazione della vaccinazione con Pfizer la conta degli anticorpi è in media di circa 7.500 unità per millilitro. Dopo 10 settimane in molti casi sono scesi a 3.320 unità sempre per millilitro. Si tratta comunque di un valore più alto di AstraZeneca che partiva da 1.200 per poi scende a 190. Questa differenza mostra come di fatto non è solo il numero di anticorpi a garantire una protezione perché altrimenti quest’ultimo vaccino risulterebbe inutile.

“Gli anticorpi non sono la misura perfetta del rischio; non sappiamo se esiste un numero magico, per così dire, in cui il rischio di infezione o di ricovero diventa importante, Ma pensiamo che questi dati supportino il caso JCVI per i booster, con priorità per i clinicamente vulnerabili, gli over 70 e tutte le persone che vivono in case di cura per anziani”.

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