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Ormai è trascorso quasi un anno e mezzo dall’inizio della pandemia. Il 30 gennaio 2020 il Direttore generale dell’OMS aveva già dichiarato il focolaio internazionale da SARS-CoV-2 un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale. Definizione poi ampliata in seguito all’ulteriore estensione del contagio:

“L’11 marzo 2020” si legge nel rapporto ISS “l’OMS, dopo aver valutato i livelli di gravità e la diffusione globale dell’infezione da SARS-CoV-2, ha dichiarato che l’epidemia di COVID-19 può essere considerata una pandemia”.

E pur con le precauzioni, i dispositivi di protezione individuale e ora anche i vaccini, non sembra voler cessare del tutto: la pandemia ha rallentato nei Paesi dove le coperture vaccinali sono state sufficienti, ma continua a galoppare nei Paesi che invece non hanno potuto provvedere un’adeguata campagna vaccinale per i propri cittadini.

 

Pandemia da Covid-19, uno studio definisce quando potrebbe finire

Come ha più volte ribadito l’OMS, però, dalla pandemia se ne uscirà solo insieme. Fino a che ci saranno territori in cui il livello di immunità di gregge non sarà abbastanza elevato da garantire un’adeguata protezione, questi costituiranno il terreno fertile per la mutazione del virus e la nascita di nuove varianti. Quello che è avvenuto in India è esemplare in questi termini: una variante nata e diffusasi a causa dello scarso livello di vaccinazione e degli assembramenti che si sono susseguiti, che poi è riuscita a raggiungere e a mettere nuovamente sotto scacco il mondo intero.

I dati pubblicati dalla rivista Nature e sul sito di Our World in data (la banca dati internazionale per conoscere a che punto siamo con la vaccinazione Covid), soltanto nel 2023 il mondo intero sarà vaccinato contro il SARS-CoV-2.

Fino ad ora, infatti, solo il 24,4% della popolazione mondiale ha ricevuto la somministrazione di almeno una dose di vaccino. Una percentuale notevole se si pensa che la campagna è partita da pochi mesi, ma che diventa esigua se si pensa che per immunizzare il mondo intero servirà somministrare due dosi (una per il vaccino J&J) ad almeno il 70% della popolazione mondiale. E a questo scopo servono 11 miliardi di dosi.

Per questo motivo, solo alla fine del 2023 potremmo vedere la tanto attesa immunità di gregge a livello mondiale.