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La somministrazione del vaccino Astrazeneca da parte degli operatori sanitari è stata sospesa per le persone con età inferiore a 60 anni. La decisione è arrivata a seguito dei sospetti casi di trombosi avvenuti dopo la vaccinazione con il siero anglo-svedese, il che ha portato il Governo a disporre la sospensione delle vaccinazioni con questo preparato. Tranne che per quelle persone che, invece, hanno solo da guadagnarci – di qualsiasi vaccino si tratti – ossia i soggetti più anziani, molto predisposti ad accusare sintomi gravi se si ammalassero di Covid.

Queste disposizioni hanno però comportato anche la sospensione delle seconde dosi di Astrazeneca per chi aveva già effettuato la prima somministrazione con questo vaccino.

Al netto della libera scelta – ogni cittadino può decidere di ricevere anche la seconda dose di Astrazeneca – per fronteggiare la situazione di tutti i cittadini in attesa della seconda dose si è deciso di effettuare il second shot con uno dei due vaccini a mRNA, Pfizer e Moderna. E sta funzionando.

 

The Lancet pubblica lo studio spagnolo che dimostra l’efficacia della vaccinazione eterologa

La vaccinazione che preveda la somministrazione di due vaccini differenti viene definita eterologa, e i risultati che stanno emergendo dalle persone che si sono sottoposte a questa tipologia di immunizzazione sono sorprendenti.

Uno studio pubblicato dalla prestigiosissima rivista The Lancet ha rivelato come questa vaccinazione si dimostri addirittura più efficace rispetto a quella omologa, effettuata con due dosi del medesimo vaccino.

Il “mix-and-match” di Astrazeneca e Pfizer è risultato straordinariamente efficace: delle 676 persone coinvolte nello studio, due terzi sono state vaccinate con la soluzione eterologa. In questo gruppo di persone si è avuto il 100% di risposta al vaccino, con sviluppo dell’immunità quindi nella totalità dei soggetti che avevano ricevuto prima Astrazeneca e poi Pfizer.

Nuovi studi saranno condotti all’aumentare del numero di soggetti che si sottoporranno a questa vaccinazione, ma questi risultati non possono che essere considerati incoraggianti per le prospettive future di questa pandemia.

VIAThe Lancet