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Due nuovi casi sospetti di trombosi causati dalla vaccinazione di AstraZeneca sta di nuovo riportando i dubbi sul trattamento in questione. Non viene discussa l’efficacia nel prevenire i casi gravi di Covid-19 ne la sicurezza generale, ma il problema riguarda i più giovani e le donne. Sempre più esperti stanno chiedendo un dietrofront al governo sull’uso.

Fin dal momento che il vaccino di AstraZeneca è stato sospeso per l’uso in Europa si è discusso della pericolosità di alcune categorie. Per le donne il rischio di andare incontro a un coagulo di sangue in seguito alla somministrazione è più alto rispetto agli uomini. Successivamente si è capito che più l’età scende più questo rischio aumenta notevolmente. Qui sorgono i dubbi.

 

AstraZeneca: i dubbi sul vaccino

Dal momento in cui si è capito che il trattamento di AstraZeneca non è sicuro come quelli a mRNA è stato detto che in questione i benefici superano i rischi. È sicuramente un punto di vista valido e anche se è cinico dirlo, il vaccino in questione ha salvato più vite di quante ne ha messe a rischio. Detto questo, questo ragionamento è valido fino a un certo punto, fino a una certa fascia di età appunto.

Alcuni studi hanno mostrato che più l’età scende più il rischio di un effetto collaterale grave aumenta. Al tempo stesso, più l’età scende più il rischio di sviluppare casi gravi di Covid-19 diminuisce, anche al netto delle nuove varianti. In sostanza, i benefici di AstraZeneca a 20 anni non sono gli stessi che ha 60, e ancora di più non lo sono per una ragazza rispetto che per un anziano. Sarà interessante vedere se il governo cambierà qualcosa visto le recenti pressioni.