Blackout Challenge: quando una "gara" su TikTok può diventare MORTALE

La domanda che sorge spontanea è: come può un essere vivente dar vita ad una sfida che porta gli utenti più piccoli alla morte? Si chiama blackout challenge ed è tra le più pericolose assieme alla recente Jonathan Galindo. A rimetterci ovviamente vi sono sempre le anime più ingenue, come la bambina di 10 anni che pochi giorni fa ha perso la vita per asfissia prolungata. Il suo cuore si sarebbe fermato per alcuni minuti prima di ricominciare a battere. Ciascun genitore deve essere a conoscenza di ciò che i propri figli fanno su social network come Tik Tok, per questo vi parleremo della sfida mortale nel paragrafo sottostante.

La blackout challenge è conosciuta sotto vari nomi. Viene infatti definita “blackout game“, “choking game“, “passing out”, “fainting game”, “space monkey”, “black hole”, “flatline game”, “gasp game”. In italiano però emerge la triste verità. Trattasi della “sfida dello sfinimento” o del “gioco dello svenimento” (da “buco nero”, “senza fiato”).

L’obiettivo è piuttosto chiaro: privarsi autonomamente dell’ossigeno per periodi sempre più lunghi con l’aiuto di corde, sciarpe o le braccia di un amico strette attorno al al collo.

In questo lasso di tempo la mente raggiunge uno stato confusionale per via dell’eccessiva concentrazione di anidride carbonica nel sangue (ipercapnia), il cui risvolto può essere uno svenimento o la formazione di “visioni”.

 

Blackout Challenge: il commento dell’avvocato

L’avvocato Elisabetta Aldrovandi, presidente dell’Osservatorio Nazionale Sostegno Vittime e Garante per la tutela delle vittime di reato di Regione Lombardia, commenta quanto accaduto alla bambina 10enne:

“Innanzitutto, mi domando come mai una bambina di dieci anni avesse un profilo o accesso a TikTok, dato che si tratta di un social che, in base alle sue regole, consente l’iscrizione a partire dai 13 anni. Regole però non soggette a controlli particolari, e così basta ‘mentire’ sull’età e ci si iscrive.”, dichiara la donna.

E prosegue: “Non si vuole capire che i social non sono giocattoli per bambini, ma mondi virtuali in cui, spesso senza i dovuti controlli, vengono caricati video e immagini assolutamente non idonei a menti acerbe che non possono capire né i contenuti né le conseguenze cui vanno incontro partecipando a certe assurde sfide. E i genitori o gli adulti dovrebbero controllare, sempre, sia chi ‘seguono’ i loro figli, sia i loro followers. Oltre al fatto che servono regole severe che impediscano l’accesso a chi non ha l’età stabilita e che sanzionino in modo efficace chi pubblica e condivide contenuti che istigano alla violenza e all’autolesionismo”.

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