truffa diamanti

Si è chiusa a settembre scorso una nuova tranche del processo per il raggiro passato alle cronache come “truffa dei diamanti”, perché è proprio a causa dell’acquisto di questo bene che moltissimi investitori sono andati in perdita.

O per meglio dire, più che per aver comprato diamanti, la perdita del denaro investito è stata determinata dalla concorrenza di diversi fattori: un mercato in contrazione, senza dubbio, ma soprattutto il raggiro architettato da due società di rivendita del bene in collaborazione con 5 istituti di credito italiani, tra cui figurano Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banco BPM, Banca Aletti e Monte dei Paschi di Siena.

Truffa dei diamanti, società e banche condannate a risarcire i clienti

Si è dovuto attendere diverso tempo, ma alla fine la giustizia sta facendo il suo corso. Le banche sono state condannate a risarcire i clienti truffati e alcune di esse lo hanno già fatto per l’importo completo, altre invece stanno tentennando.

Eppure in questa vicenda esiste una verità incontrovertibile: l’acquisto dei diamanti da parte degli interessati, perlopiù piccoli investitori, non sarebbe avvenuto se i consulenti finanziari delle banche in questione non avessero calcato la mano per chiudere il contratto mostrando quotazioni di mercato fasulle e sballate, rispetto ai reali valori.

Questo ha indotto inconsapevolmente in errore moltissimi clienti, che – da investire su un bene rifugio, come veniva presentato – si sono ritrovati a perdere migliaia di euro perché l’investimento non era oculato è perché i diamanti venduti valevano meno del prezzo a cui i clienti li avevano acquistati.

Ad oggi sono ancora in corso i rimborsi, ma nelle prossime settimane saranno noti maggiori dettagli sull’andamento delle restituzioni.