COVID-19Dopo la clamorosa scoperta della possibile paziente 1 italiana a Milano nel novembre 2019, arrivano nuove informazioni circa il Covid-19 in tutta la Lombardia, una delle regioni più colpite. Uno studio dell’Università Statale di Milano, insieme all’ospedale Niguarda e al policlinico San Matteo, sembra che abbia scoperto sette varianti del coronavirus in Lombardia nella prima fase dell’epidemia, da febbraio ad aprile 2020. Ciò fa pensare che il virus circolasse prima dei primissimi casi a Lodi. La pubblicazione dei risultati è avvenuto su Nature Communications. Scopriamo di seguito quello che sappiamo sulle sette varianti, che non hanno nulla a che vedere con quelle scoperte di recente nel Regno UnitoBrasile e Sudafrica.

Covid-19: ecco lo studio della Statale di Milano nel dettaglio

La Statale di Milano si sta impegnando molto nella ricerca del coronavirus e sulle sue possibili origini italiane. Non è un caso che secondo uno studio su Science, la Statale è la prima in Europa e quarta nel mondo per articoli pubblicati sul Covid-19. In questa indagine approfondita, hanno studiato e sequenziato 346 genomi completi del coronavirus Sars-CoV-2 prelevati da pazienti con il Covid nella prima fase dell’epidemia. In questo periodo, la Lombardia ha avuto il primato di contagiati a livello globale.

L’indagine ha messo in evidenza la presenza di sette varianti di Sars-CoV-2 e tre di queste sono ricorrenti nei campioni. Inoltre, due varianti sarebbero proprio originate in Italia, precisamente in Lombardia, e le altre in altri territori e zone. Questi dati, come scrivono gli autori, “suggeriscono che il virus stava circolando in maniera silente da qualche tempo prima del suo primo rilievo e della conferma del ruolo centrale della Lombardia nell’epidemia di Sars-Cov-2”. Inoltre, sempre secondo questi, è probabile che il Covid sia presente già da un mese prima dei primi casi del lodigiano, che a detta di tutti hanno rappresentato l’inizio dell’epidemia.

E non finisce qui: gli autori sono riusciti a collegare le varianti alla diffusione geografica dell’epidemia, e hanno rilevato che c’erano almeno due sub-epidemie differenti legate a due varianti diverse: una a Sud della Lombardia e una a Nord.

 

Covid-19: lo scopo dello studio

Il risultato ci spiega come evolve e cambia il virus, e può essere d’aiuto anche per indagini future, tenendo in considerazione che la ricostruzione del percorso dell’epidemia è fondamentale anche per la prevenzione.

Riguardo alle varianti circolanti in Lombardia nella prima fase pandemica, gli autori nel testo scrivono che “non possiamo escludere che questa circolazione multipla e simultanea di catene di Sars-Cov-2 possa aver aumentato la potenziale trasmissibilità del virus e dunque creato un vera cascata virale in una regione così densamente popolata”.

Quindi, questo di cui parlano gli autori potrebbe essere uno dei fattori reali di cui si parla da tempo in queste zone rispetto che ad altre. In linea più generale, questo e altri studi sono fondamentali anche per la rilevazione precoce di eventuali mutazioni e nuove varianti che rendono il virus più mutevole e sfuggente al nostro sistema immunitario, come ad esempio può essere la variante brasiliana, che i ricercatori stanno studiando.