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Avete capito bene: ad oggi per gli istituti bancari è possibile chiudere il conto di un cliente senza preavviso. E’ ciò che è accaduto a diversi correntisti nel corso degli anni (non troppi, per la verità), ad opera del gruppo Unicredit e Intesa Sanpaolo in particolar modo.

Di fatto, l’esistenza di un conto corrente è possibile grazie ad un accordo fra le parti, un vero e proprio contratto che si stipula tra i due contraenti – la banca, che fornisce il servizio, e il cliente, che ne usufruirà – ed entrambi in questo rapporto hanno diritti e doveri.

Nel momento in cui una delle due parti, in questo caso il cliente, viene meno ai propri doveri, le banche possono decidere di rescindere il contratto e chiudere il conto corrente.

Affinché si verifichi una simile circostanza, però, devono sussistere determinate condizioni; inoltre, una nuova proposta presentata in Parlamento potrebbe andare a limitare questo provvedimento improvviso da parte degli istituti di credito.

Unicredit e Sanpaolo non potranno più chiudere conti all’improvviso se questa proposta viene approvata

Un’azione così grave, come dicevamo, necessita di altrettanto gravi presupposti e di una lunga documentazione da fornire che giustifichi una scelta simile. Solitamente, questo tipo di provvedimento coercitivo viene messo in atto laddove il correntista risulti fortemente indebitato con il Fisco, o presenti una situazione debitoria molto pesante verso altri enti (situazione che non viene sanata).

Per questo motivo, dopo aver prodotto una copiosa documentazione sul caso, le banche possono decidere di effettuare la chiusura del conto in questione.

Ma una nuova proposta presentata appena qualche mese fa in Parlamento andrebbe ad impedire questo iter improvviso, limitando dunque il potere in mano alle banche in questo ambito. Al momento non è ancora avvenuta la discussione – per chiari motivi – ma continueremo a seguire il percorso della proposta e ad aggiornarvi circa l’eventuale approvazione.