Ricordate Quibi? Il servizio di video in streaming capitanato da Meg Whitman, ex CEO di eBay e Hewlett-Packard, e Jeffrey Katzenberg, co-fondatore della DreamWorks Animation. Si tratta di un servizio piuttosto diverso rispetto a quelli offerti dai più grandi competitor come Netflix ed Amazon. Quibi, infatti, offre – o meglio offriva – contenuti video della durata massima di dieci minuti pensati per essere fruiti solo ed esclusivamente sullo smartphone.

Quibi non ha avuto una vita lunga. Lanciato nel mese di aprile, la società aveva riferito ad ottobre che avrebbe ritirato il servizio a dicembre. In effetti, il servizio è stato ritirato il primo dicembre: da allora non è stato più possibile accedere agli show né al servizio.

Quibi è già morto, il servizio di video in streaming è stato ritirato

Quibi, comunque, sembrava essere condannato fin dall’inizio. Non solo doveva competere con numerosi servizi di streaming ed app concorrenti, ma inizialmente non permetteva neppure di guardare i contenuti su di un dispositivo diverso dallo smartphone (solo successivamente è arrivato il supporto alle TV).

Per un servizio pensato per essere fruito mentre si è in movimento, quando, per esempio, ci si sposta in metropolitana o in autobus per andare a scuola o in ufficio, la pandemia è stato l’ultimo colpo di grazia. L’emergenza sanitaria ha spinto molte persone che normalmente si spostavano e guardavano filmati mentre viaggiavano in autobus, treno o metropolitana a rimanere a casa per prevenire la diffusione del virus, e nell’ultimo trimestre gli abbonati erano poco più di settecentomila. Un calo di circa 400.000 rispetto al trimestre precedente.

Quibi, che aveva raccolto 1,75 miliardi di dollari prima del lancio ad aprile, ha comunque registrato i suoi successi. Uno dei suoi progetti, #FreeRayshawn, ha vinto un degli Emmy per la recitazione a settembre. La società sta ora cercando di vendere le sue risorse.