immuniContinua il dibattito su Immuni; ancora oggi, da quando è stata proposta la creazione di un’applicazione che permettesse di tracciare i nuovi casi di Covid 19, in molti restano ancora diffidenti; fin da subito sono stati molti a sollevare dubbi sulla reale efficacia dell’applicazione e soprattutto sulla sicurezza della privacy. Immuni, ricordiamolo, è l’app italiana, gratuita, utilizzata per il “contact tracing” ovvero il tracciamento, tramite lo smartphone, dei possibili contagi.

Quando una persona entra in contatto con un altro positivo, a patto che entrambe abbiano scaricato l’app, l’interessato riceverà un avviso per segnalare il possibile pericolo. Per fare ciò l’app sfrutta il sistema bluetooth dello smartphone, tenendo traccia delle interazioni avvenute con gli altri cellulari. In questo modo si cerca di limitare la diffusione del virus dando la possibilità di effettuare il test in modo preventivo.

Immuni: privacy e utilità dell’applicazione

 

Per quanto riguarda la privacy si deve precisare come i dati scambiati da Immuni non siano dati personali. A ogni device infatti si assegna un numero di riconoscimento che non è ricollegabile in alcun modo al proprietario dello smartphone. Inoltre l’applicazione, sfruttando il sistema Bluetooth non tiene traccia degli spostamenti dell’individuo.

Per quanto riguarda invece l’effettiva utilità di Immuni il discorso è più articolato. Il sistema di base funziona, tuttavia molto dipende da quante persone utilizzano l’applicazione. Ad oggi i download sono poco meno di 7 milioni ma, dall’apertura delle scuole il trend è in aumento di 500 mila unità alla settimana. L’effettiva utilità di Immuni dipende soprattuto dal numero di utenti ad averla scaricata; più saranno i download più grande sarà la rete di protezione per impedire la diffusione del Covid 19.

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