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Le banche sono da sempre deputate come il luogo per eccellenza dove accantonare al sicuro i risparmi di una vita. Gli italiani in particolar modo possiedono una spiccata liquidità vincolata proprio nei conti correnti bancari, preferendo questa soluzione a qualsiasi altra forma d’investimento. Così, seppur a fronte di bassi tassi d’interesse, le banche continuano ad essere utilizzate per accumulare la ricchezza personale.

Piccole somme o grandi capitali accantonati da una vita, i risparmi necessitano una tutela costante e le banche ne sono da sempre state garanti. Tuttavia è bene sapere che anche gli istituti di credito possono incorrere in alcuni rischi che trascinano nella spirale debitoria la liquidità dei correntisti. Purtroppo non si tratta solo di un’ipotesi vista l’esistenza di un precedente che ha coinvolto un considerevole colosso bancario.

Cosa accade quando un istituto di credito fallisce?

Le banche non sono immuni dal fallimento e a dimostrarlo è la vicenda che ha colpito il colosso giapponese SoftBank, una holding finanziaria quotata nella Borsa di Tokyo. Il titolo della SoftBank, presente sull’indice Nikkei, rientrava tra i primi 39 per capitalizzazione al mondo. Il colosso bancario, del resto, vantava investimenti in innumerevoli settori, dai servizi telefonici ai prodotti dell’elettronica. Tuttavia proprio a causa di alcune scelte sbagliate il gruppo creditizio è finito al collasso. Il fondo speculativo Vision Fund su cui la SoftBank aveva rivolto cospicui investimenti, ha iniziato a perdere inesorabilmente quote finanziarie pari a circa 1.600 miliardi di yen.

La pandemia non ha certo aiutato e così in poco tempo la banca è stata investita da un terremoto che ha visto la gran parte degli investitori e correntisti fuggire a gambe levate. Coloro che non hanno avuto immediatamente la percezione di ciò che stava accadendo sono stati costretti però ad affrontare gravi perdite finanziarie. Una situazione che sembra non arrestarsi purtroppo vista anche la crisi globale che sta attraversando l’economia mondiale a causa dell’emergenza sanitaria.