marteLa corsa verso la colonizzazione di Marte passa necessariamente per la ricerca di uno strumento per la protezione dalle radiazioni che viaggiano nello spazio. Se sul nostro pianeta l’atmosfera funge da scudo naturale infatti, una volta abbandonata la Terra l’esposizione radioattiva aumenta di decine di volte. Incredibilmente però la soluzione a questo problema potrebbe giungere proprio da uno dei luoghi più radioattivi del pianeta.

Scoperto nei pressi dell’ex centrale nucleare di Chernobyl, un fungo potrebbe essere la soluzione al problema. Il Cladosporium sphaerospermum riesce infatti a resistere alle radiazioni persino a trasformarle in nutrimento. Grazie ad un processo di radiosintesi, proprio come la normale fotosintesi delle piante, il fungo sfrutta dei pigmenti di melanina per trasformare le radiazioni in energia chimica.

Marte: lo studio del fungo sulla ISS

 

Questa scoperta apre le porte a numerose applicazioni, al punto che il fungo è stato trasportato sulla Stazione Spaziale Internazionale per effettuare ulteriori studi. La ricerca, durata un mese, ha prodotto interessanti risultati.

Stando alle dichiarazioni di Nils Averesch, co-autore dello studio sul fungo: “Ciò che rende fantastico questo fungo è che ne servono solo pochi grammi. È infatti capace di auto riprodursi e auto guarirsi, quindi anche se un’eruzione solare lo danneggiasse significativamente sarebbe in grado di ricrescere in pochi giorni“. La ricerca dimostra inoltre come il fungo possa assorbire i raggi cosmici e difendere l’uomo dalle radiazioni; la ricerca è solo a gli inizi ma sembra proprio che si sia compiuto un ulteriore passo verso la colonizzazione sia di Marte che, più in generale, dello Spazio.

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