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La fine del mondo è vicina? Più di quanto immaginiamo, ma non sarà certo colpa del coronavirus, di qualche profezia Maya (rivelatasi nuovamente fallace) o di altre forme di mistificazione della realtà.

Quello su cui dovremmo concentrare la nostra attenzione, piuttosto, sono i cataclismi naturali – e perlopiù indotti dalla crescente antropizzazione e distruzione degli ecosistemi operata dall’uomo – che si sono succeduti fino a questo momento. Con un periodo di apparente respiro in corrispondenza del lockdown e del blocco delle attività produttive, in Cina prima e nei Paesi Europei dopo, anche se per un tempo più ristretto.

Di fatto, le notizie sui delfini che sono tornati a popolare le nostre coste, le tartarughe che sono riuscite a deporre in santa pace, i panda che si sono accoppiati come non accadeva da decenni (forse si sentivano troppo osservati dai turisti) non dovrebbero rincuorarci. Ad ogni periodo di tranquillità ne segue uno di attività più intense, soprattutto per quel che riguarda le attività economiche – industrie, estrazione di petrolio, emissione di inquinanti dai mezzi di trasporto. E anche a questo periodo di relativa calma seguirà, come già sta avvenendo, un momento di più pesante sfruttamento delle risorse. Corredato dalla mancanza, ancora una volta, di una presa di coscienza collettiva e seria sul futuro del nostro Pianeta.

La fine del mondo arriverà, ma sarà soltanto colpa nostra

Bando alle profezie e alle invenzioni nate soltanto per creare panico o trarre profitto in qualche modo oscuro. Non servono loro ad indicarci che la via di non ritorno la stiamo intraprendendo da soli, commettendo imperterriti gli stessi errori anche a distanza di oltre 60 anni dai primi movimenti ambientalisti.

Suggestiva è l’esemplificazione del tempo che ci resta prima della nostra fine in forma di orologio, che segna quanto siamo vicini all’Apocalisse che noi stessi stiamo predisponendo. Non si tratta di scienza esatta, ma di un promemoria metaforico che indica in che direzione dovremmo muoverci per permettere a noi e alle future generazioni di continuare a popolare il pianeta.

Il Doomsday clock, in questo momento, segna meno 100 secondi alla mezzanotte. Nel 1947 segnava le 23:53:00, con ben 7 minuti mancanti alla mezzanotte, che sta ad indicare il punto di non ritorno. Nel giro di appena 70 anni (che sono nulla in confronto all’età reale della nostra Terra, pari a 4 miliardi e mezzo di anni), questo tempo si è ridotto a meno di un quarto, segnando oggi le 23:58 e 20 secondi.