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Gli incendi nati il 7 aprile e terminati il 14 nella città radioattiva, hanno contribuito a rendere questo 2020 unicamente disastroso. Molti sono stati gli eventi: a partire dai fuochi in Australia, per finire con la pandemia e i terremoti. Pertanto per renderlo ancor più apocalittico, si sono aggiunti alla lista dei nuovi incendi a Chernobyl.

Fortunatamente, secondo degli studi tenuti dal centro di ricerca francese ISRN, non risulta essere dannoso, seppur superiore rispetto alla norma. Questo “sarebbe dell’ordine di 200 GBq 5 rilasciati tra il 3 aprile 2020 alle 12:00 e il 13 aprile 2020 alle 12:00“.

L’ISRN ha dichiarato: “Al 14 aprile, queste masse aeree coprivano ancora metà del territorio. I livelli di radioattività previsti in Francia sono estremamente bassi, inferiore a 1 µBq / m 3 in cesio 137. Le emissioni che si verificano tra il 9 aprile e l’11 aprile 2020 sono le più significative in base alla modellazione. Le condizioni meteorologiche prevalenti fino al 14 aprile hanno favorito il trasporto di masse d’aria dall’area di questi scarichi in Bielorussia, Ucraina meridionale, Romania orientale e Bulgaria”.

Chernobyl: il fenomeno avvenuto non risulta essere grave

Ciononostante, secondo l’Institut de radioprotection et de sûreté nucléaire, l’incendio di Chernobyl ha un impatto radiologico piuttosto basso.

“Per un vigile del fuoco che è intervenuto per 100 ore nella zona di esclusione in un ambiente con un’attività di volume di 1 Bq / m 3, di cesio 137 e 1Bq / m 3, di stronzio 90, la dose calcolata corrispondente all’inalazione di fumo radioattivo dovuto all’incendio è di circa 13 micro sievert (µSv). Va notato che questa dose è molto inferiore a quella risultante dall’esposizione esterna dei vigili del fuoco alle radiazioni emesse dal suolo contaminato. Il quale, nella zona di esclusione, è molto spesso più elevata a 1 µSv / h. Ciò è coerente con le stime fatte in passato dagli scienziati ucraini che indicano che le dosi ricevute dai vigili del fuoco a causa dell’inalazione di fumi seguenti gli incendi sono dell’ordine dell’1% della dose ricevuta dall’esposizione alle radiazioni del suolo”.

E aggiunge: “Per un residente di Kiev esposto per alcuni giorni a livelli di radioattività comparabili a quelli misurati dalle organizzazioni ucraine in città, la dose ricevuta da un adulto per inalazione è meno di 1 nano sievert (1 nSv = 0,001 µSv) che è un valore estremamente basso”.