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Oggigiorno si sente spesso parlare di disintermediazione: l’idea alla base di questo concetto, dunque, è che gli strumenti presenti in rete consentano agli utenti di svolgere autonomamente tutta una serie di attività che normalmente richiedevano figure di mediazione.

I settori maggiormente colpiti dal processo di disintermediazione sono quello turistico, avendo oggi gli utenti del web a disposizione una moltitudine di servizi e piattaforme (come Expedia, TripAdvisor, AirBnb) in grado di assemblare i vari servizi turistici, a partire dalla scelta della destinazione del proprio viaggio che meglio corrisponde alle proprie esigenze e possibilità, fino alla prenotazione del volo e dell’alloggio, o addirittura prenotare attività o acquistare biglietti per partecipare e mostre ed eventi, e creare così una originale e personalissima esperienza di viaggio; il settore degli acquisti, che ha visto il progressivo diffondersi presso la popolazione mondiale di numerosi store on-line (Amazon, Ebay, AliExpress) in cui gli utenti hanno accesso ad un catalogo potenzialmente infinito di prodotti e possono acquistare letteralmente qualsiasi cosa, avendo la possibilità di usufruire di sconti esclusivi e prezzi ribassati rispetto al tradizionale listino da negozio.

Negli ultimi anni, inoltre, si è assistito al boom di servizi ed app di delivery, grazie alle quali è possibile ricevere direttamente a casa, in men che non si dica, i prodotti ordinati, dalla semplice pizza alla spesa settimanale.

La disintermediazione riguarda anche il settore dell’informazione e del giornalismo, essendo oggi la figura del giornalista considerata meno indispensabile, perché il citizen journalism – ovvero il giornalismo che vede la partecipazione attiva dei lettori, sia come autori (in questo caso si preferisce parlare di citizen journalist) che come fruitori delle notizie – non solo è considerato più esteso, dal momento in cui l’informazione diffusa attraverso la rete può raggiungere un numero piuttosto vasto di utenti, ma spesso viene anche considerato più attendibile.

Self-publishing, non è sempre oro quel che luccica

Infine, un ulteriore settore investito dal processo di disintermediazione è quello dell’editoria libraria, ed uno degli effetti principali che deriva dalla profonda fase di trasformazione ancora in atto è il diffondersi del fenomeno del self publishing.

Con «self publishing» o auto-pubblicazione s’intende «la pubblicazione di un libro da parte dell’autore, senza passare attraverso l’intermediazione di un editore». E’ proprio
grazie alla presenza nel web di piattaforme e di servizi destinati all’auto pubblicazione che chiunque sia in grado di utilizzare gli strumenti forniti dalla rete può diventare autore, editando e pubblicando in semplici passi la propria opera.

Tra le piattaforme oggi maggiormente utilizzate spiccano Kindle Direct Publishing, il servizio di auto-pubblicazione introdotto da Amazon, completamente gratuito ma che si basa sulla detrazione di una percentuale (che varia a seconda di diversi fattori) dagli introiti
degli autori; YouCanPrint, il cui servizio prevede due modalità di pubblicazione di libri su carta: si può infatti scegliere tra la stampa di copie personali, nel numero e nel formato che si desidera, e la pubblicazione vera e propria, con assegnazione di codice ISBN, deposito legale, distribuzione e vendita presso 4.500 librerie fisiche, tra cui grandi colossi come Mondadori, Feltrinelli e Ibs; e IlMioLibro.it, un servizio che, seppur economicamente meno abbordabile rispetto agli altri competitor, punta molto sull’aspetto sociale e ludico della lettura, lasciando che il giudizio sulla qualità delle opere venga fornito direttamente dal basso, e dunque dai lettori e dagli autori della community, e promuovendo ogni anno uno dei più importanti concorsi destinati agli autori autopubblicati, Ilmioesordio, lanciato per la prima volta nel 2011 in collaborazione con la scuola di scrittura Holden, con in palio premi in denaro e contratti di pubblicazione con case editrici.

Insomma, la figura dello scrittore ha sempre esercitato un grande fascino, ed ora, grazie all’editoria digitale e agli strumenti messi a disposizione dalle nuove tecnologie, questa professione e quel lusso un tempo riservato a pochi eletti (e perché no, forse i più meritevoli) è accessibile a tutti o quasi. Concedere a tutti la possibilità di auto-pubblicarsi significa, tuttavia, essere consapevoli del fatto che, spesso e volentieri, questi strumenti verranno utilizzati anche dai più curiosi, da coloro che, in altre parole, sono semplicemente incuriositi dall’idea di veder il proprio nome stampato sulla copertina di un libro e godere di quei pochi istanti di gloria, senza in realtà provvedere anzitutto alla realizzazione di un prodotto che sia di qualità, sia nella forma che, soprattutto, nel contenuto.