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E’ stata accolta la mia proposta, che rappresenta la cosa che mi sta più a cuore: l’introduzione dell’obbligo per i fornitori di smartphone, tablet, laptop, TV ed altri dispositivi di preinstallare gratuitamente sugli apparati un filtro per bloccare contenuti violenti, pornografici o inadeguati per i minori. […] Un piccolo regalo da parte della grande famiglia della Lega a tutte le mamme e a tutti i papà che vogliono proteggere i loro piccoli dai pericoli del web“.

E’ così che Simone Pillon, il senatore della Lega, commenta l’inserimento dell’articolo 7 bis, Sistemi di protezione dei minori dai rischi del cyberspazio, all’interno della legge sulla Giustizia, adesso sotto gli occhi della commissione della Camera, che dovrà esaminare il tutto ed eventualmente applicare delle modifiche entro il 29 giugno, quando scadono i termini della conversione in legge.

Vuoi il porno? Chiedilo al tuo operatore telefonico

Con questo emendamento si cerca di tutelare i minori da contenuti considerati inappropriati, tra cui il porno, e solamente il titolare del contratto – obbligatoriamente maggiorenne – potrà richiedere al proprio operatore telefonico la disattivazione del filtro parentale. Un filtro che verrà applicato su tutte le Reti italiane e che impedirà l’accesso a quei contenuti e siti Web che da un qualcuno che non sia l’utente stesso della Rete, verrà giudicato inappropriato.

L’articolo cita:  “I contratti di fornitura nei servizi di comunicazione elettronica […] devono prevedere tra i servizi preattivati sistemi di parental control ovvero di filtro di contenuti inappropriati per i minori e di blocco a contenuti riservati ad un pubblico di età superiore agli anni diciotto“. Questi servizi, così come si legge tra le righe de Sistemi di protezione dei minori dai rischi del cyberspazio, saranno gratuiti e potranno essere disattivati solo su richiesta del titolare del contratto. “Gli operatori assicurano altresì adeguate forme di pubblicità di tali servizi in modo da assicurare che i consumatori possano compiere scelte informate“.

La questione ha suscitato non pochi dubbi e polemiche, trattandosi di un vero e proprio colpo alla libertà di espressione e di accesso alle informazioni che potrebbe favorire la censura di internet. Stefano Quintarelli, noto informatico, ha commentato così la faccenda: “La norma è inapplicabile, chi stabilisce cosa sia un contenuto inappropriato? E come filtrare quelli criptati, tenendo conto che sul web ora tutto è cifrato? Inoltre credo sia incompatibile anche con normativa sulla neutralità della rete“.