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Quando sentiamo la parola Tassa veniamo presi dallo sconcerto a fronte di un sistema la cui pressione finanziaria sul contribuente risulta seconda soltanto a quelle francese. L’onda della crisi dilaga in un Paese già sensibilmente provato dal disastroso periodo di recessione pre-Covid. Adesso spunta anche l’ipotesi di una patrimoniale a margine di ciò che è stato e continua ad essere il Decreto Rilancio datato 16 maggio 2020. La nuova imposta può causare parecchi guai e disagi finanziari all’interno delle famiglie italiane. ecco cosa si dice al riguardo.

 

Tassa forzata dal prelievo sul conto degli italiani: la patrimoniale non viene accettata da nessuno

L’imposta sul reddito privato è in discussione da aprile, da quando in una nota del PD (Partito Democratico) è stato possibile recepire che:

“La somma versata, rispettando i criteri di progressività sanciti dalla nostra Costituzione, sarà deducibile e partirà da alcune centinaia di euro per le soglie più basse fino ad arrivare ad alcune decine di migliaia di euro per i redditi superiori al milione”.

Tra l’altro si è sostenuto il filone della positività contro le difficoltà del periodo sulla base di questa dichiarazione:

“Un grande e solidale paese come l’Italia non può non porsi il tema di come le classi dirigenti e coloro che dispongono di redditi elevati debbano essere chiamati a contribuire a favore di chi non ce la fa”.

Chi risiede nel Paese sarà chiamato al controllo del Fisco con lo scopo di rendersi parte attiva nel rilancio del Paese. Sarà onere dell‘Agenzia delle Entrate disporre gli accertamenti sul profilo finanziario degli italiani.

Investitori di risparmi in polizze vita, detentori di titoli, assegni e metalli preziosi NON saranno coinvolti risultando pertanto esenti dalla patrimoniale.