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I conti correnti cointestati sono diffusi soprattutto tra le famiglie italiane, dove i coniugi sono spesso titolari dello stesso conto bancario. Di fatto, si tratta di uno strumento che consente a più persone, i titolari appunto, di gestire insieme le somme di denaro depositate in banca. Per questo presuppone un rapporto totalmente basato sulla fiducia, senza il quale non esiste alcun fondamento per aprire dei conti correnti cointestati.

Tuttavia la parentela non è un requisito obbligatorio per aprire un conto comune, anche se in virtù proprio della fiducia che deve esserci tra i titolari è più facile che tra di essi esista un vincolo di sangue. Esistono una molteplicità di ragioni favorevoli per aprire un conto cointestato ed altrettanti motivi da non sottovalutare per non sceglierlo. Bisogna dunque mettere sul piatto della bilancia vantaggi e svantaggi e capire se davvero vale la pena aprire un conto cointestato.

Quali rischi si corre ad aprire un conto cointestato?

Esistono almeno tre valide ragioni per non scegliere di cointestare un conto corrente bancario:

-la possibilità di decesso di uno dei titolari che congela per un certo periodo il conto, nonostante la firma cointestata;

-il rischio di pignoramento del conto che non consente a nessuno dei titolari di mettere mano sui propri soldi seppur estraneo ai motivi del pignoramento stesso;

-l’impossibilità di escludere dal conto l’altro titolare senza il suo consenso. Se è vero che si può recedere volontariamente dal conto in qualsiasi momento, lo stesso non accade se si vuole eliminare dalla cointestazione l’altro proprietario del conto medesimo. Esiste infatti un contratto che la banca stipula con ogni singolo titolare che impedisce la sua esclusione a meno che non sia consenziente.

Tuttavia ci sono anche alcuni vantaggi da prendere in considerazione qualora si decidesse di aprire un conto cointestato. Sicuramente, risparmiare sui costi di gestione di un unico conto è uno di questi, oltre che quello di mantenere una certa autonomia gestionale grazie alla firma disgiunta.