Il social network Facebook ha recentemente accettato di pagare la somma di 52 milioni di dollari ai propri moderatori di contenuti. Stiamo parlando delle persone che cercando di impedire che gli utenti visualizzino post e video contenenti immagini inquietanti.

In una causa del 2018, appaltatori terzi per l’azienda hanno dichiarato che Facebook non è riuscita a proteggerli adeguatamente da gravi lesioni psicologiche e di altro tipo. Scopriamo ora tutti i dettagli.

 

Facebook pagherà 52 milioni di dollari ai propri moderatori di contenuti

L’accordo è arrivato al termine di una class action negli Stati Uniti, fino a 50 milioni di dollari ad ogni addetto che abbia sviluppato patologie legate al proprio lavoro. Nel frattempo cresce l’utilizzo dell’intelligenza artificiale per cercare di combattere violenza e fake news. L’accordo appena raggiunto concede ai moderatori statunitensi che hanno fatto parte della causa collettiva 1000 dollari ciascuno. Tutti i moderatori ai quali sono state diagnosticate patologie legate al lavoro, potranno ottenere cure mediche e danni fino a 50.000 dollari.

Questo lo ha stabilito l’accordo preliminare depositato presso la Corte Superiore della California per la Contea di San Mateo. All’interno di una dichiarazione, la piattaforma ha comunicato che l’azienda è “grata alle persone che fanno questo importante lavoro per rendere Facebook un ambiente sicuro per tutti. Ci impegniamo a fornire loro ulteriore supporto attraverso questo accordo ed in futuro“.

Nel frattempo il social ha rimosso circa 4.7 milioni di post collegati alle organizzazioni che promuovono odio e violenza nel primo trimestre del 2020, rispetto ai 1.6 milioni nel quarto trimestre del 2019. Il colosso ha anche eliminato 9.6 milioni di post contenenti discorsi sull’odio, rispetto ai 5.7 milioni del periodo precedente. Inoltre, attraverso il Centro Informazioni sul Coronavirus e i pop-up su Facebook e Instagram, il social network ha indirizzato oltre 2 miliardi di persone verso le risorse messe a disposizione dalle autorità sanitarie.