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Durante l’emergenza sanitaria, la chiusura della scuola ha rappresentato un passo necessario ed un tasto dolente al tempo stesso. La didattica a distanza effettuata su piattaforme del tutto innovative ha aiutato gli studenti a restare al passo con il programma. Diverso è affermare che possa sostituirsi alla scuola vera e propria con le sue dinamiche umane, sociali e basate sul contradditorio tra allievi ed insegnanti. Uno scambio che le lezioni online non riescono a colmare per quanto abbiano tamponato la situazione improvvisa che si è venuta a creare.

Ora il problema sarà Settembre. Tante sono le ipotesi paventate, come quella espressa qualche giorno fa dal Ministro dell’Istruzione Azzolina di suddividere le classi a metà ed alternarle. Un gruppo con didattica in presenza per i primi giorni della settimana ed un gruppo a casa a seguire lezioni online. Gruppi che si alternano evitando di costituire assembramenti troppo numerosi in grado di innescare nuovi focolai epidemiologici. Il quadro è tuttavia molto complesso e per questo sono partite le prime “classi test” in alcune scuole del Piemonte.

Quali saranno i possibili scenari scolastici da Settembre?

In base alle indicazioni del Politecnico di Torino, 12 scuole piemontesi hanno iniziato una simulazione sull’ipotetico rientro scolastico di Settembre. La sperimentazione prevede innanzitutto un distanziamento tra i banchi degli studenti che varia da 1 a 3 metri, con aule che vedranno il numero degli alunni variare dai 7/8 alunni ai 16 per aula. Una soluzione possibile solo in scuole con aule di ampie metrature, oltre i 35 metri quadri, e dunque non applicabile in tutti gli istituti scolastici. Molti istituti scolastici hanno classi popolatissime rispetto alla dimensione delle stesse aule e dunque di fatto questa soluzione è impraticabile.

Per questo genere di scuole l’ipotesi più papabile è quella di aderire all’idea della Azzolina che parla di classi divise in gruppi che si alternano, metà in presenza didattica e metà con la didattica a distanza. Una proposta che se dovesse andare in porto significherebbe innescare notevoli investimenti nel settore scolastico. In primis sull’acquisto di webcam in grado di inquadrare l’insegnante e la lavagna e la realizzazione di una connessione internet a banda larga di cui molte scuole sono sprovviste.