Qualche settimana fa il colosso dell’e-commerce Amazon aveva chiesto la cassa integrazione per circa 10 mila lavoratori di sei diversi siti ma nelle ultime ore il Ministero del Lavoro ha risposto di no alla sua richiesta.

Le attività in Francia sono ormai ferme da metà aprile, quando i giudici hanno stabilito che c’erano mancanze nella prevenzione dei contagi e restare aperti avrebbe comportato il rischio di una sanzione fino ad un miliardo a settimana. Scopriamo insieme tutti i dettagli.

 

Amazon non riceverà aiuti da parte della Francia, ecco il motivo

Amazon France ha chiesto la cassa integrazione per circa 10 mila lavoratori di sei siti diversi, ma Parigi ha risposto di no. Per il Ministero del Lavoro la chiusura dei suoi impianti non è stata dovuta all’impatto del virus, che al contrario ha incrementato le vendite, ma è piuttosto dovuta alla scarsa sicurezza sui luoghi di lavoro.

Sicuramente un duro colpo per la multinazionale americana, che anche in Italia è recentemente finita nell’occhio del ciclone proprio a causa delle “condizioni di lavoro inaccettabili” da parte dei sindacati e soprattutto a rischio contagio. Amazon dovrà quindi continuare a pagare i venditori di tasca sua, anche se attualmente le attività sono ferme.

Il colosso, dopo essere stato messo cinque volte in mora dall’ispettorato del lavoro, è finito nel mirino della magistratura francese. Quest’ultima lo scorso 14 aprile 2020 ha emesso una sentenza nella quale i giudici hanno evidenziato come l’azienda avesse “in modo evidente violato gli obblighi di sicurezza e di prevenzione della salute dei propri dipendenti”. Da qui si è passati alla sola vendita dei beni considerati essenziali e alla risposta negativa da parte del Ministero del Lavoro alla richiesta di cassa integrazione presentata dall’azienda.