coronavirus

Nello stato di emergenza odierno, si stanno vagliando molteplici strumenti per poter bloccare i contagi o quantomeno ridurli al minimo. I protocolli di rarefazione sociale attualmente in atto stanno iniziando a dare i propri frutti, ma la ricerca al contempo sta spingendo sull’acceleratore per poter mettere in campo al più presto soluzioni più efficaci ed efficienti nel combattere il Coronavirus.

Una delle potenziali soluzioni nella sterilizzazione di strumenti e soprattutto mascherine consisterebbe nell’impiego degli UVC, dei raggi a corta lunghezza d’onda che andrebbero a neutralizzare totalmente virus e batteri presenti sugli oggetti inanimati (in questo caso i dispositivi di protezione individuale).

Eppure, impiegarli non è attualmente possibile a causa del blocco delle filiere manifatturiere e artigianali necessarie a renderne possibile l’utilizzo.

Raggi UVC, possibili alleati contro il Coronavirus: ecco come

A parlare dell’impiego degli UVC ai microfoni de Il Giorno ci pensa Marcella Dal Miglio, titolare dell’azienda Adp Idrosteril che è stata pioniera nell’intuire la versatilità di queste lunghezze d’onda per sterilizzare le mascherine, sanificare gli ambienti e i condotti dell’aria.

I vantaggi nello sfruttare lampade a raggi UVC sono molteplici: risulta una metodica più rapida di altre, non è inquinante e costituirebbe la soluzione ideale per zone ad alto rischio di contagio come ospedali o case di riposo.

D’altra parte, al momento la produzione è ferma, perché non sono reperibili i pezzi (viti, lamine di metallo, supporti e quant’altro serva) per poterle assemblare, che normalmente provengono da artigiani attualmente non a lavoro per via delle norme in vigore. Sbloccare questa filiera produttiva potrebbe rappresentare un valido supporto alla lotta contro il Covid-19.