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In questo momento così particolare, le app di messaggistica istantanea stanno giocando un ruolo fondamentale – insieme ai social – per tenere gli utenti connessi durante il protocollo di “rarefazione sociale” in atto in questi giorni.

Non tutti sanno, però, che esiste un’applicazione, molto utilizzata specialmente da alcune categorie di lavoratori, che al momento sembrerebbe fra le app più sicure per le chat online.

Stiamo parlando di Signal, un software gratuito e open-source che affonda le sue radici nel lontano 2013 e la cui storia prende le mosse dal protocollo Open Whisper System. Ai più navigati quest’ultimo nome non sarà indifferente: si tratta del medesimo protocollo utilizzato da WhatsApp, da cui però Brian Acton esce nel 2017 per poi andare a collaborare, l’anno successivo, con Moxie Marlinspike, il vero e proprio founder di Signal.

Signal, l’app di messaggistica si propone come l’alternativa più sicura: ecco perché

Stando a quanto riferito dai vertici dell’organizzazione, l’obiettivo di Signal consisterebbe nel fornire la maggior sicurezza possibile ai propri clienti. Infatti sin dalla sua costituzione in forma definitiva, la piattaforma si è proposta di integrare il protocollo Extended Triple Diffie-Hellman (X3DH), l’algoritmo Double Ratchet e le pre-chiavi, utilizzando Curve25519, AES-256 e HMAC-SHA256 come primitive crittografiche.

Rispetto a WhatsApp, Signal utilizza standard differenti per la criptazione, che garantiscono all’utente il salvataggio della cronologia sul dispositivo dell’utente, e non su un server. In aggiunta, anche la cifratura nell’ambito delle chiamate ha un impianto più robusto, consentendo una maggiore privacy per gli utenti.

Rispetto a Telegram, per quanto simile nel perseguire la sicurezza dei propri users, Signal vanta una maggiore praticità e semplicità d’utilizzo, oltre che una maggiore integrazione fra quelle che su Telegram vengono suddivise in chat “semplici” e chat segrete.