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In un periodo in cui il Coronavirus fa accapponare la pelle per il numero di contagiati e deceduti in Italia, nel mondo digitale le truffe non accennano a diminuire. L’incertezza per il futuro viene anche alimentata da una notizia che è circolata qualche tempo fa, poiché sembra che il Fisco potrà entrare direttamente nel nostro conto corrente e procedere al pignoramento in maniera del tutto legale.

Il motivo per cui l’Agenzia delle Entrate può farci quello che sembra un sopruso ha basi concrete nel recupero di importi di eventuali cartelle esattoriali non pagate dal contribuente. Accantonata la stagione di Equitalia, ora la sezione Riscossione sotto l’egida del Fisco dispone infatti di poteri ancora più ampi avallati dal Governo.

 

Conto corrente: il Fisco può svuotarlo senza permesso, ecco come

Contemplato già dal 2005, il pignoramento del conto corrente assume ora nuovi contorni, poiché il Fisco non dovrà più attendere necessariamente che un giudice avalli o sconfessi il procedimento che ha generato il prelievo forzoso ai danni del contribuente.

Una strada che ha messo in allarme le associazioni dei consumatori, e tuttavia, come ha precisato il Governo, il Fisco la perseguirà solo in casi di gravità estrema, in caso di recidiva e, in ultima analisi, solo se il conto in banca potrà coprire il debito del contribuente.

Resta l’avviso con cartella esattoriale che avverte del termine massimo di 60 giorni dall’atto della notifica, laddove il contribuente dovrà decidere se procedere al pagamento in un’unica soluzione o chiedere la rateizzazione della somma richiesta, oppure puntare al ricorso con il quale si impugna la procedura di prelievo forzoso.

Trascorso il termine dei 60 giorni, se il contribuente non ha palesato le sue intenzioni allora l’Agenzia delle Entrate-Riscossione potrà procedere al pignoramento del conto corrente fino a che non verranno saldati gli importi dovuti.