Il nuovo anno si apre con il botto nell’ambito dei controlli fiscali. Proprio nell’ultima fase del 2019 si è parlato approfonditamente di un nuovo metodo anti evasione, che potesse riuscire a stabilire correttamente il rapporto tra redditi percepiti dal contribuente e i suoi depositi di denaro (quindi il suo potere d’acquisto e consequenzialmente la sua disponibilità economica).

Se in passato questo compito oneroso era stato affidato al Redditometro, d’ora innanzi il medesimo incarico sarà prerogativa di un altro strumento messo in atto dal Fisco: l’Evasometro.

Evasometro attivato, conti correnti setacciati dal nuovo strumento del Fisco

La novità più consistente nel nuovo metodo giace nell’andare a valutare qualsiasi forma di deposito o investimento che quindi indichi possesso di denaro. Al contrario del precedente strumento, in cui si andavano a confrontare i redditi percepiti con gli acquisti importanti effettuati da ciascun contribuente (una casa, un’auto e qualsivoglia altra spesa ingente). D’altra parte, il Redditometro è stato valutato inadeguato a definire effettivamente quanto una famiglia o un singolo soggetto fiscale stesse dichiarando il vero in merito ai propri redditi. In aggiunta, dopo l’approvazione del Decreto Dignità nel dicembre 2018, il Redditometro è andato definitivamente in pensione.

A sostituirlo ci sarà dunque l’Evasometro, che non rappresenta una novità in senso assoluto. Esso infatti venne approvato durante il Governo Monti con il nome di Risparmiometro, ma per la sua effettiva implementazione sono stati necessari diversi anni di studio sugli algoritmi e sui meccanismi da mettere in atto.

Adesso i controlli con il nuovo strumento andranno a toccare in primis i contribuenti che hanno conti aperti con i principali istituti bancari del Paese. In secondo luogo, si passerà alle banche di dimensioni via via più piccole. In aggiunta, le verifiche partiranno dall’anno di imposta 2014, perché è da quella data che si hanno a disposizione congiuntamente i dati sui depositi dei cittadini.