Nell’ultimo anno si sono svolte le indagini per l’inchiesta nata a carico dei gruppi bancari UniCredit, Banco BPM, Intesa Sanpaolo, Banca Aletti e Monte dei Paschi per il commercio di diamanti a prezzi gonfiati.

I responsabili di ciò, individuabili in due società di rivendita di questo bene, sono attualmente in via di fallimento: la DPI (Diamond Private Investment di Roma) risulta infatti già fallita, mentre la IDB (Intermarket Diamond Business di Milano) sta completando le ultime procedure per il fallimento effettivo.

La truffa è andata a colpire prevalentemente piccoli risparmiatori che, volendo vedere accresciuti i propri depositi, si sono informati sulla possibilità di investire nel mercato dei diamanti. Il tutto è nato quando le due società di rivendita del bene hanno richiesto agli istituti bancari di poter esporre materiale pubblicitario per la vendita di diamanti nelle loro filiali. Ma si è andati ben oltre questo, andando a truffare i clienti vendendo i diamanti a prezzi gonfiati.

Truffa dei diamanti: gli ultimi aggiornamenti

Ed è proprio su questo punto che la Procura di Verona si è espressa (prima di molte altre procure), riconoscendo piena responsabilità e colpa nelle banche coinvolte. In particolare, la Procura si è pronunciata su Banco BPM, mentre si attende ancora che la Procura di Milano dia una svolta ben precisa alle indagini.

Contestualmente, però, la Procura di Verona ha condannato al risarcimento Banco BPM, il quale, come gli altri istituti bancari, aveva fatto da intermediario nel convincere i clienti a investire su questo paventato “bene rifugio” che, in realtà, possedeva un terzo del valore a cui era stato acquistato.