Si apre il quarto anno dall’introduzione della Carta d’Identità Elettronica, una vera rivoluzione nell’ambito dei documenti di riconoscimento nonché uno dei formati più avanzati d’Europa.

Era luglio 2016 quando in alcuni comuni italiani furono aperte le prime postazioni per poterne fare richiesta. Da quel momento in poi, quasi tutti i comuni si sono attrezzati per poter adibire un ufficio in vista dell’imminente arrivo di moltissimi cittadini, tanto da raggiungere un ritmo di emissione di circa 30.000 carte al giorno per una copertura che, a inizio 2019, aveva ormai raggiunto oltre 7,3 milioni di cittadini. Inoltre, il 97% dei cittadini risulta idoneo per ricevere il documento in questione.

Ma perché sono così tanti ad aver fatto richiesta per il nuovo documento? Anzitutto, la sua obbligatorietà: il rinnovo della carta d’identità ha indotto moltissimi cittadini a recarsi presso l’ufficio di competenza, apprendendo che il documento sarebbe stato d’ora innanzi consegnato nel nuovo formato.

In secondo luogo, le molteplici funzionalità della carta stessa, che non servirà soltanto come semplice documento di riconoscimento, ma avrà valore legale anche, ad esempio, per la firma di un contratto o per altre operazioni, come la sua valenza di token per SPID L3.

Carta d’identità elettronica: i nostri dati sono davvero al sicuro?

Prima della sua introduzione, la carta d’identità elettronica ha animato fortemente il dibattito pubblico. Si è discusso prevalentemente della sicurezza del documento: al suo interno sono infatti presenti numerose informazioni sensibili, cioè non solo le generalità, ma anche la firma e le impronte digitali. Dati così sensibili potrebbero essere obiettivo di innumerevoli malfattori, che li utilizzerebbero per scopi illeciti.

D’altra parte, vi sono due sistemi che consentono alla CIE di essere assolutamente sicura e di garantire ai cittadini una protezione dei dati pressoché infallibile.

Anzitutto, le informazioni sensibili rilasciate al momento della richiesta non sostano nei computer o nei sistemi informatici dell’ufficio che le ha rilevate. Esse vengono direttamente inviate presso la banca dati centrale di massima sicurezza, dove sono custodite insieme a quelle di tutti gli altri cittadini.

In aggiunta, la CIE può vantare la conformità ai requisiti di sicurezza ICAO MRTD, a cui tutte le carte d’identità europee dovranno adeguarsi entro circa un anno.