Il Fisco risulta sempre pronto ad affrontare una delle piaghe economiche più gravi per il nostro bel Paese, che corrisponde all’evasione fiscale. Nonostante quest’incessante attività, talvolta risulta indispensabile apportare delle modifiche agli strumenti con cui si va a verificare lo stato dei contribuenti.

Solitamente un sostanziale rinnovamento dei mezzi di controllo avviene esclusivamente in circostanze specifiche. Questo lascia intendere che un tale cambiamento nelle modalità d’indagine sia dovuto ad una causa in particolare, che sarebbe da riscontrare nel Decreto Dignità entrato in vigore ormai un anno fa. Per questa ragione, è stato necessario modificare nettamente lo strumento con cui si svolgevano i controlli precedentemente, il Redditometro.

Questo algoritmo, che andava a valutare la congruenza tra entrate e uscite in spese ingenti (in particolare acquisti importanti come automobili, case…), si è riscontrato essere inadeguato a svolgere il proprio compito da un anno a questa parte. Pertanto si è resa necessaria la sua sostituzione con un nuovo strumento più adeguato: si tratta dell’Evasometro.

Battuta d’arresto per l’evasione: scende in campo il nuovo strumento del fisco

Chiamato anche Risparmiometro, il nuovo gioiello dell’Agenzia delle Entrate è in realtà in fase di ideazione e perfezionamento sin dal governo Monti, che lo introdusse ormai diversi anni fa ma che è riuscito a vedere la sua applicazione solo oggi.

Il nuovo algoritmo andrà a setacciare i conti correnti degli italiani e a far corrispondere controlli incrociati con le dichiarazioni dei redditi. In questa maniera, si potrà verificare se c’è corrispondenza tra le entrate (in termini dunque di reddito dell’individuo o del nucleo familiare) e quanto effettivamente depositato sui conti correnti intestati al medesimo.

Laddove si attestasse una discrepanza tra le due informazioni superiore al 20%, partirebbero immediatamente controlli più approfonditi, in cui successivamente lo stesso intestatario sarebbe chiamato a giustificare tale gap.