La Procura di Milano, durante gli scorsi mesi, ha disposto il sequestro preventivo per 700 milioni di euro, mentre continuava ad indagare sulla maxi truffa che ha coinvolto i risparmiatori.

Oggi, le accuse risultano in gran parte confermate e si è disposto il processo di fallimento per le due società di rivendita.

Si tratta di quella giunta alla ribalta delle cronache nazionali come “la truffa dei diamanti”, ossia una mega operazione di raggiro portata avanti da due aziende di compravendita dei diamanti – la IDB (Intermarket Diamond Business) e la DPI (Diamond Private Investment) – con la complicità di cinque banche. Gli istituti in questione sono UniCredit, Banco BPM, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi e Banca Aletti.

I dettagli sulla truffa e sui provvedimenti della Procura

Le banche dovevano inizialmente solo esporre materiale pubblicitario, per informare i clienti recatisi in filiale della possibilità di investire in questo bene. In poco tempo, questa semplice collaborazione ha portato a ordire un inganno con i fiocchi, convincendo i clienti a comprare diamanti mostrando loro previsioni di guadagno estremamente gonfiate.

Gli investitori meno esperti si ritrovavano a fare affidamento sui propri consulenti bancari, in realtà altrettanto invischiati per garantire il buon fine dell’operazione: i dipendenti mostravano percentuali di guadagno garantite superiori al 3-4%, quando invece queste quotazioni non erano affatto in linea con i mercati mondiali.

Approfittando dell’ignoranza in materia dei clienti, le banche riuscivano a manipolarli convincendoli a investire nell’acquisto dei diamanti, corredandoli dei necessari adempimenti burocratici tra cui la stipula di assicurazioni, certificazioni etiche e gemmologiche nonché altre garanzie indispensabili al corretto completamento dell’acquisto.

Solo successivamente i clienti si rendevano conto del reale valore dei diamanti, corrispondente al 30-50% di quanto li avevano pagati.

Per assicurarsi la totale complicità e omertà dei dipendenti e del personale che gestiva i rapporti con la clientela, venivano elargiti a piene mani bonus e viaggi.

A seguito di una serie di controlli da parte dell’Antitrust, è stato scoperchiato il vaso di Pandora, e questa truffa è venuta a galla. Al momento le due società di rivendita sono fallite e si sta procedendo con la calendarizzazione delle udienze per poter accogliere le domande di quanti faranno (anche nelle prossime settimane) richiesta di rimborso.