pelle sintetica

Il prossimo step evolutivo dei robot umanizzati, o dei cosiddetti “lavori in pelle” per usare il gergo di Blade Runner, fa un altro passo avanti verso la sua realizzazione. Infatti, in un laboratorio della Northwestern University dell’Illinois è stata sviluppata una pelle sintetica in grado di trasmettere il senso del tatto, utile nella realtà virtuale.

Le applicazioni immediate di questo prototipo saranno nello sviluppo della realtà virtuale, grazie a una connessione wireless in grado di veicolare vibrazioni meccaniche a distanza in videogiochi e social media, mentre nei prossimi mesi tutte le persone che hanno delle protesi cibernetiche potranno tornare a percepire delle sensazioni tattili.

 

Realtà virtuale: sviluppata una pelle sintetica che si adatta a noi

pelle sintetica

Come una sorta di seconda pelle, secondo lo studio pubblicato su Nature, potrebbe essere applicata anche ai cellulari per stringersi la mano a distanza, ma le applicazioni di questa scoperta sono praticamente infinite.

A livello tecnico, la pelle sintetica ottenuta dai ricercatori è come fosse un foglio elettronico fatto di un materiale plastico morbido e leggero che aderisce alla pelle. Al suo interno ci sono una serie di componenti meccanici detti “attuatori” che convertono gli impulsi di energia elettrica in vibrazioni. Grazie poi all’alimentazione in modalità wireless, in questo modo si evitano cavi o batterie interne che hanno sempre reso innaturali e ingombranti gli altri sistemi indossabili ottenuti finora.

Anche in Italia c’è stato grande entusiasmo per la scoperta, con Calogero Oddo dell’Istituto di Biorobotica della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa che ha commentato all’Ansa:”è un risultato dalle prospettive molto interessanti, ottenuto sotto la guida di uno dei principali scienziati e tecnologi al mondo sul tema dell’elettronica indossabile. Immagino questa tecnologia applicata, per esempio, ai cellulari del futuro che potrebbero essere indossati sull’avambraccio, dando la possibilità, non solo di di parlarsi e vedersi, ma anche di stringersi la mano a distanza”.