Cinque fra i maggiori istituti bancari italiani risultano co-protagonisti in una truffa colossale ai danni dei propri clienti. Scoperta già da tempo a seguito di denunce e segnalazioni, ora è il momento della resa dei conti, affinché chi risulta avere responsabilità in questa vicenda possa pagare e risarcire (moralmente e materialmente) gli oltre 19.000 clienti finora emersi come vittime.

La Procura di Verona, inoltre, ha già emesso una prima sentenza, condannando Banco BPM a risarcire uno dei numerosi truffati da parte della banca.

Gli altri istituti coinvolti risultano UniCredit, Intesa Sanpaolo, Banca Aletti e Monte dei Paschi di Siena, che hanno utilizzato il medesimo espediente per rimpolpare i bilanci della banca e raggirare i propri risparmiatori.

A breve anche la Procura di Milano dovrebbe esprimersi sul caso.

Truffa dei diamanti: clienti furibondi, raggiro per oltre 700 milioni

Ma come sono riusciti questi istituti a truffare i propri clienti?

Facendo leva sulla fiducia dei piccoli risparmiatori, i funzionari delle banche in questione hanno convinto le vittime ad investire nel mercato dei diamanti. Due società sono risultate coinvolte: la DPI (Diamond Private Investment di Roma) e la IDB (Intermarket Diamond Business di Milano), ossia le società di rivendita dei diamanti su cui i piccoli risparmiatori erano stati convinti ad investire.

Ingannati da profitti estremamente elevati, che non si sarebbero mai potuti raggiungere in concreto, i clienti hanno visto sparire completamente il proprio investimento, senza averne più contezza. Il mercato dei diamanti, sempre più saturo, non poteva garantire quel 3-4% annuo assicurato in fase di stipula: neppure i Titoli di Stato avrebbero potuto.

A breve, dunque, sarà la Procura di Milano ad emettere la sentenza definitiva sulla vicenda. Nell’attesa, gli attoniti clienti non potranno che sperare in un rimborso o quantomeno una restituzione del bene su cui hanno investito.