Negli scorsi mesi, la Procura di Verona si è pronunciata definitivamente a favore di uno degli oltre 19.000 truffati nell’ambito di quella che è passata alle cronache come “truffa dei diamanti”. Secondo quanto riportato dalla sentenza, il Banco BPM risulta avere piene responsabilità nella vicenda, in quanto intermediario per l’attuazione della frode.

D’altra parte, questo istituto non è l’unico ad aver adottato questo sistema per raggirare i propri investitori. Altre banche sono coinvolte nella vicenda, scoperchiata a inizio 2019, su cui continuano ad emergere nuove dichiarazioni da parte delle singole associazioni di difesa dei consumatori.

Truffa dei diamanti: come le banche andavano contro gli interessi dei propri clienti

Nel quinquennio 2012-2016, cinque istituti bancari – Banco BPM, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca Aletti e Monte dei Paschi – si sono resi complici di una truffa di proporzioni enormi a danno dei propri clienti. La mente del raggiro è stata individuata in due società di rivendita dei diamanti, la IDB e la DPI, che impiegavano i propri intermediari per indurre anche i più timorosi ad investire in questo “bene rifugio“.

Un investimento sicuro, insomma, che garantiva un profitto annuo netto di oltre il 3-4%. In realtà, non era possibile che si raggiungessero tali valori, perché erano al di sopra di qualsiasi titolo di Stato. Ma la maggior parte dei clienti interessati all’acquisto constava di piccoli risparmiatori, senz’altro a digiuno di nozioni di economia, il cui unico errore è stato di affidarsi ai mediatori bancari “sbagliati”, che facevano il proprio interesse, convincendo i clienti a comprare diamanti che in realtà avevano appena un quarto del valore pagato.

Inoltre, gli intermediari facevano questo dietro lauto compenso, che andava sia a riempire le tasche dei dipendenti coinvolti, sia a rimpolpare il bilancio della banca stessa.

Qualche mese fa, dunque, è arrivata la prima sentenza di condanna, pronunciata dalla Procura di Verona, che ha individuato in Banco BPM la piena responsabilità in quanto complice dell’effettivo espletamento della truffa. Si attende, ora, che anche la Procura di Milano si esprima sul caso, per garantire rimborsi e restituzioni dei diamanti ai legittimi proprietari.