controlli fiscali

Abbiamo trascorso l’estate parlandovi dell’imminente giro di vite in chiave tecnologica sui controlli fiscali messi in atto dall’Agenzia delle Entrate, ma il tutto si è rivelato un grande castello di carte.

Come spesso accade, infatti, alla circolazione di notizie tra carta stampata e soprattutto il web non c’è stato seguito alcuno sulle scelte del Fisco, tanto da creare un allarmismo ingiustificato attorno allo strumento del Redditometro che sembrerebbe essere stato congelato in attesa di ulteriori sviluppi.

Secondo le ultime notizie, pare che l’accantonamento sia dovuto all’impossibilità di controllare le dichiarazioni dei redditi successive al 2016. Non è ancora chiaro se ci sarà un nuovo ribaltone da parte dell’Agenzia delle Entrate, ma al momento però nessuno di noi avrà controlli fiscali sul groppone.

Controlli fiscali: cosa bisogna temere

Il blocco al redditometro sembra sia arrivato nelle pieghe del Decreto Dignità, cosa che ha fatto inviperire i tecnici dell’Agenzia delle Entrate senza però sortire alcun effetto concreto. Il redditometro non potrà fare controlli fiscali successivi al 2016, e qualora voi doveste subire un accertamento nell’ultimo triennio è bene ricordare che una qualsiasi sentenza sarebbe impugnabile. Infatti, ogni eventuale appello verrebbe accolto e risolto a vostro favore.

Diciamo che sfruttiamo una sorta di periodo di amnistia, ma se il redditometro tornerà a perseguire malfattori e piccoli evasori, allora dobbiamo aspettarci tempi meno favorevoli. Ricordiamo che il compito del redditometro si basa su un algoritmo in grado di determinare con precisione eventuali anomalie tra entrate e uscite del contribuente. Se venisse rilevato uno scarto maggiore del 20% su base annua si procederebbe immediatamente alla richiesta di prove documentali.

È bene inoltre ricordare che il fisco non analizza il singolo cittadino ma tutto il nucleo familiare. Sperando che la giustizia e la lotta all’evasione tornino a far rispettare le regole, intanto fate i bravi.