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Gli impianti di produzione nucleare hanno sollevato sempre non pochi timori nei confronti della popolazione. I dubbi circa la pericolosità di queste industrie, soprattutto dopo gli incidenti di Fukushima e Chernobyl, sono all’ordine del giorno e la paura di un nuovo disastro nucleare è sempre dietro l’angolo. Nel 2017 l’incubo sembrava essere tornato a causa dell’avvistamento di una misteriosa nube radioattiva nei cieli Europei.

All’interno gli scienziati vi hanno trovato valori di Rutenio-106 nell’aria, e nella mente dei popoli si è riaccesa la miccia del terrore. Un’equipe di oltre 70 scienziati ha indagato a fondo nelle cause e si è visto che tale nube proveniva dalla Russia, sebbene il governo non si sia mai preso la responsabilità dell’accaduto. Gli studiosi hanno però rassicurato il mondo spiegando, in un lungo ed elaborato comunicato visibile sul sito del PNAS, come la nuvola non costituisca un pericolo per la salute dell’uomo.

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I valori rilevati dagli spettometri sono stati tuttavia allarmanti: il valore di Rutenio-106 superava di circa 100 volte quello trovato dopo l’incidente di Fukushima, e la nube avente ben 176 millibacquerel di radioattività si è spinta fino in Romania.

La causa si è visto essere un guasto all’impianto nucleare di Majak, il terzo più grande al mondo dopo i “vecchi” di Fukushima e Chernobyl. La società a capo dell’industria, Rosacom, si è dichiarato estranea ed innocente, sviando i sospetti verso un incendio dovuto ad un satellite che precipitava nell’atmosfera. Le 1300 ricerche a riguardo però, sembrano non confermare tale ipotesi. Che sia un caso di insabbiamento?