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Da qualche mese e fino a pochi giorni fa il Fisco aveva iniziato una nuova procedura contro l’evasione fiscale attraverso il nuovissimo strumento denominato “redditometro”. Tale mezzo, in mano all’Agenzia delle Entrate, avrebbe permesso di verificare i conti degli italiani al fine di combattere l’evasione fiscale da parte dei furbetti.

Lo scopo era controllare chi dichiarava un certo stipendio e invece aveva uno stile di vita ben diverso e superiore a quello previsto dai guadagni percepiti. Qualora il GAP fosse stato superiore al 20% sarebbe scattati i controlli da parte del Fisco.

Al momento però sembra che propri totale strumento “dell’orrore” sia stato congelato e sospeso per tutte le dichiarazioni dal 2016 in poi. Per le annualità precedenti sarà ancora attivo. Sono proprio le grandi spese come quella di un’autovettura, di un’automobile o una barca, unite ad un reddito non proprio elevato, ad aver fatto scattare il sentore di un’evasione.

Apparentemente la sua sospensione potrebbe sembrar un bene ed esortare la gente ad evadere (o continuare a farlo). Noi ci sentiamo di dissentire da queste riflessioni, in quanto l’evasione è sempre sbagliata sul piano etico e morale, oltre ad essere una pratica illegale.

La sospensione del redditometro si è avuta per via del Decreto Dignità approvato a fine 2018. Tuttavia, poco prima del 15 Agosto 2019, mediante un comunicato, l’Agenzia delle Entrate ha dichiarato di riesumarne l’uso. Ha spiegato anche che lo strumento avrebbe funzionato per le dichiarazioni dei redditi antecedenti il 2016.

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Inoltre la circolare dell’Agenzia non sostituisce la legge, perché tali atti hanno un’importanza interna. Di fato non possono derogare una norma di legge ne creare un nuovo accertamento fiscale; qualora fosse attivo sarebbe passibile di denuncia e illegittimo.

Cosa afferma la circolare del Fisco?

Il comunicato spiega che il redditometro non è stato abolito, ma è solo non applicabile per tutti coloro che hanno fatto la dichiarazione dopo il 2016. Per i contribuenti non ci staranno i controlli fiscali precisi al centesimo con il redditometro per il momento, ma soltanto le classiche verifiche da parte dello Stato.

Il Decreto Dignità ha abolito questo provvedimento su cui reggeva il nuovo sistema di controllo statale, rendendo inutile un comunicato che stabilisce gli “indicatori di capacità contributiva”, ossia gli elementi che rappresentano una spia per gli evasori.

Prima dell’attuale crisi, si era già cancellato questo metodo per migliorarlo ed affinarlo. Prendendo atto di tale carenza adesso, l’Agenzia delle Entrate ha restituito le armi” a disposizione, ricordando che fino al 2015, il redditometro continuerà a funzionare con l’ausilio di un secondo software denominato “Verdi”.