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La Russia è uno dei maggiori produttori di energia attraverso impianti nucleari. Questi possono essere considerati sicuri, anche se esiste sempre una percentuale di rischio. Recentemente è stata rilevata una nube radioattiva in movimento sull’Europa dell’Est di cui non si conosce precisamente la provenienza. Si è quindi risvegliato un importante fantasma del passato relativo all’incidente di Chernobyl.

Questo ha creato una serie interminabile di morti e continua mietere vittime a causa dei tumori provocati dalle radiazioni. Questi casi dovrebbero arrivare ad essere circa 40 mila fino al 2065, data nella quale la bonifica del sito dovrebbe essere completata. La nuova emissione non è stata ovviamente pubblicizzata dal governo russo ma è stata rilevata anche in Romania e ai Caraibi.

L’agente identificato dagli istituti meteorologici nazionali sarebbe il Rutenio-106, isotopo dell’omonimo componente. Le cause di questo incidente non sono ancora note, ma un equipe internazionale di scienziati ha comunque smentito l’ipotesi di un problema ad un reattore sul territorio. Più probabile invece che la causa sia un incidente in qualche centro di lavorazione delle scorie.

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Nube Radioattiva: le reali conseguenze

L’allarme è partito quando due centri meteorologici siti sui monti Urali hanno registrato una nube di Rutenio-106 con valore di radioattività pari a 176 millibacquerel. Questo importante valore supera di circa cento volte quello misurato dagli spettrometri durante l’incidente di Fukushima, in Giappone. Questo ha ovviamente permesso alle scorie di viaggiare nelle correnti d’aria fino a raggiungere i confini dell’Europa dell’Est.

Il valore, seppur molto elevato, non sarebbe comunque sufficiente a costituire un rischio per la popolazione che vive nei territori interessati. Stando a quanto scoperto dai 70 scienziati impegnati nel progetto, l’origine delle radiazioni sarebbe lo stabilimento di Majak in Russia. L’azienda che gestisce l’impianto, Rosacom, avrebbe però negato ogni problema con il suo impianto.

Le 1300 misurazioni degli spettrometri non lasciano tuttavia alcun dubbio sull’origine. L’impianto di raffinamento delle scorie è il più grande dopo Chernobyl e Fukushima e sarebbe l’unico possibile responsabile.