Il prossimo 21 ottobre la Procura di Milano si esprimerà in via definitiva sulla vicenda che ha visto protagonisti cinque istituti bancari del nostro Paese, fra i più importanti in termini di peso e clientela.

Si tratta di una vicenda davvero incresciosa, che si basa sostanzialmente su una truffa perpetrata dalle banche a danno dei propri correntisti. Non solo gli istituti, ma anche due società esterne risultano coinvolte, e sono entrambe società presenti nel mercato dei diamanti.

Unicredit, Banco BPM (creatosi nel 2017 dalla fusione di Banco Popolare e BPM), Intesa Sanpaolo, Banca Aletti, Monte dei Paschi: questi i nomi delle società bancarie resesi responsabili di un vero e proprio inganno per convincere i propri clienti a investire il denaro dei loro conti in diamanti. Avrebbero fatto da tramite tra gli acquirenti e le due società di rivendita, ossia DPI (Diamond Private Investment) – in via di fallimento – e IDB (Intermarket Diamond Business) – già fallita.

Truffa dei diamanti: come le banche hanno truffato i propri clienti

Il ruolo delle banche, che inizialmente dovevano soltanto esporre materiale informativo e pubblicitario per la vendita di questo bene, è stato poi fondamentale. Senza di loro, infatti, oltre 19.000 clienti non si sarebbero mai convinti a investire nel mercato dei diamanti.

Peccato però che questo convincimento, benché operato dai propri consulenti finanziari, fosse basato su una bugia: le quotazioni di mercato mirabolanti mostrate ai futuri investitori erano gonfiate rispetto ai reali indici di mercato. Soltanto che per molti di loro un investimento che fruttava annualmente il 3-4% garantito (oltre ogni titolo di Stato) non suonava poi così assurdo, perché la maggior parte dei truffati corrispondeva a piccoli investitori che non avevano mai masticato le dinamiche della Borsa. Rei esclusivamente di essere ignoranti in materia, i clienti sono stati raggirati e convinti all’acquisto dei diamanti, poi detenuti in molti casi dalle stesse società da cui erano stati acquistati.

Lo scopo delle indagini di questi mesi sarà dunque comprendere anzitutto se questi diamanti esistono, per restituirli ai legittimi proprietari, ma soprattutto garantire il corso della giustizia e un equo rimborso ai clienti.