truffa dei diamanti, intesa sanpaolo e unicredit al via i rimborsi

Cinque fra i maggiori istituti di credito italiani risultano coinvolti, in base alle indagini della Procura di Milano, in una maxi truffa ai danni degli investitori. La frode, passata alle cronache come “la truffa dei diamanti“, è tornata alla ribalta delle cronache in questi ultimi tempi, dopo la decisione della Procura di posticipare l’udienza per valutare le domande di risarcimento, ora fissata per il 21 ottobre.

La truffa, avviata su iniziativa di due società di rivendita dei diamanti – la IDB (Intermarket Diamond Business) e la DPI (Diamond Private Investment) – ad oggi risulta aver coinvolto oltre 19.000 risparmiatori, i quali si sono visti raggirati dalle proprie banche di riferimento.

Unicredit, Banco BPM, Intesa Sanpaolo, Monte dei Paschi e Banca Aletti: questi i nomi degli istituti bancari accusati di frode, per aver abbagliato i propri clienti con una serie di dati totalmente fuorvianti sui profitti derivanti dall’acquisto di diamanti.

La truffa da oltre 700 milioni ai danni dei risparmiatori

Le società sul mercato dei diamanti, inizialmente, dovevano soltanto esporre del proprio materiale pubblicitario nelle filiali delle banche in questione. Successivamente però hanno ordito una frode per poter raggirare i clienti, con gli istituti bancari in veste di tramite e complice, mostrando delle quotazioni di mercato di molto gonfiate rispetto alla media internazionale.

Questo ha indotto molti clienti, soprattutto piccoli risparmiatori, a investire su un “bene rifugio” – quale dovevano esserlo i diamanti – per arrotondare i propri risparmi. Le percentuali mostrate dai consulenti finanziari di fiducia superavano il 3-4%, più di qualsiasi titolo di Stato, ma gli investitori, rei solo di essere ignoranti in materia, non potevano accorgersi di queste discrepanze rispetto ai mercati mondiali.

Nei prossimi mesi verranno analizzate le domande finora presentate, ma anche quelle che verranno inviate nelle prossime settimane, dal momento che la Procura non ha posto un limite temporale per richiedere il risarcimento delle somme non corrispondenti e la restituzione dei diamanti, che molti clienti avevano lasciato in custodia alle stesse società di rivendita.