Negli scorsi mesi, la Procura di Milano ha dato avvio al procedimento che vedrà svolgersi l’esame approfondito delle domande, giunte in procura, per il risarcimento nell’ambito della cosiddetta “truffa dei diamanti”.

Si tratta di una frode messa a segno da cinque banche molto importanti sul territorio italiano, ossia Banco BPM, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca Aletti e Monte dei Paschi, a seguito dell’ideazione da parte di due società presenti sul mercato della compravendita dei diamanti, la DPI e la IDB. Quest’ultima risulta già fallita, mentre si sta procedendo con l’iter per dichiarare il fallimento della DPI.

La truffa ai clienti: venduti beni a prezzi gonfiati per oltre 700 milioni

Le banche in questione, in un periodo pari ad un quinquennio (2012-2016) avrebbero sfruttato una serie di quotazioni gonfiate per convincere i propri clienti a investire nel mercato dei diamanti. Questo investimento veniva presentato come assolutamente sicuro e garantito, con un rendimento annuo che superava il 3-4% (quindi ben oltre qualsiasi titolo di Stato).

I clienti, affidandosi ai propri consulenti bancari e colpevoli solo di non essere esperti in materia – tanto da non andare a confrontare le percentuali mostrate con il trend internazionale – si sono lasciati convincere in questo acquisto, favorendo appunto le due società sopra citate.

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Oltre ad un ritorno in termini di fidelizzazione con la clientela, le banche in questione traevano guadagno da una serie di adempimenti formali necessari per rendere effettivo l’acquisto da parte dei clienti. Tra questi, stipule di assicurazioni, certificazioni etiche e gemmologiche e tutta una lista di adempimenti da portare a termine, che comportavano un costo riguardevole.

A seguito di alcuni controlli da parte dell’Antitrust, è stato letteralmente scoperchiato questo vaso di Pandora, e ad oggi sono oltre 19.000 i clienti che hanno presentato domanda di rimborso o di restituzione del proprio bene (in molti avevano concordato di lasciarlo in custodia presso la società di rivendita di riferimento).

Nelle prossime settimane, per chi non l’avesse ancora fatto, sarà comunque possibile presentare domanda di rimborso, che verrà esaminata nei prossimi mesi. La magistratura è a lavoro incessantemente, ma per le proporzioni della maxi-truffa, si prevedono tempi lunghi per ottenere giustizia al 100%.