La Procura di Verona si è pronunciata a favore del risarcimento di un cliente, uno degli oltre 19.000 truffati nell’ambito della truffa dei diamanti, condannando Banco Popolare – confluito in Banco BPM.

La sentenza parla chiaro: il Banco BPM ha piene responsabilità nella vicenda, in quanto intermediario per l’attuazione della frode.

Ma facciamo un passo indietro: in cosa consiste questa truffa dei diamanti?

Truffa dei diamanti: come le banche andavano contro gli interessi dei propri clienti

Nel quinquennio 2012-2016, cinque istituti bancari – Banco BPM, Unicredit, Intesa Sanpaolo, Banca Aletti e Monte dei Paschi – si sono resi complici di una truffa di proporzioni enormi a danno dei propri clienti. La mente del raggiro è stata individuata in due società di rivendita dei diamanti, la IDB e la DPI, le quali sfruttavano gli intermediari bancari per convincere i clienti a investire in questo bene.

Agli occhi degli acquirenti, i diamanti erano presentati come “bene rifugio“: un investimento sicuro, che garantiva un profitto annuo netto di oltre il 3-4%. In realtà, non era possibile che si raggiungessero tali valori, perché erano al di sopra di qualsiasi titolo di Stato. Ma la maggior parte dei clienti interessati all’acquisto constava di piccoli risparmiatori, ben lontani dalle logiche del mercato.

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Il loro errore è stato quello di affidarsi ai mediatori bancari “sbagliati”, che facevano il proprio interesse, convincendo i clienti a comprare diamanti che in realtà avevano appena un quarto del valore pagato.

Inoltre, gli intermediari facevano questo dietro lauto compenso, che andava sia a riempire le tasche dei dipendenti coinvolti, sia a rimpolpare il bilancio della banca stessa.

Nei giorni scorsi, dunque, è arrivata la prima sentenza di condanna, pronunciata dalla Procura di Verona, che ha individuato in Banco BPM la piena responsabilità in quanto complice dell’effettivo espletamento della truffa.

Dovranno essere quindi garantiti rimborsi e restituzioni dei diamanti ai legittimi proprietari (molti degli acquirenti li avevano lasciati in custodia presso le stesse società di rivendita), in attesa che si pronunci anche la Procura di Milano il prossimo 21 ottobre.