Unicredit e Intesa San Paolo: una nuova mail semina il panico nei conti correnti

Più passa il tempo, più aumenta la sicurezza che gli utenti delle banche cercano di avere per difendersi dalle truffe. Sebbene i controlli siano sempre più restrittivi i malfattori trovano sempre il modo per escogitare degli attacchi senza lasciar alcuna traccia.

A volte però nonostante le misure di sicurezza, sono le banche stesse a cercar di truffare i propri clienti. Parliamo di metodi che sono al limite della legalità, come investimenti a fondo perduto. Famosissima infatti è la truffa dei diamanti, su cui la Procura di Verona ancora indaga e allerta i clienti a prestare attenzione.

In un caso, vi è stato perfino il totale risarcimento all’ignaro utente e la sentenza è stata negativa per il Banco Popolare (BPM), ritenuto responsabile della vicenda. Infatti la banca è stata giudicata intermediaria all’interno del meccanismo della frode. La Procura di Milano esprimerà la sua il 21 Ottobre prossimo. Ma cosa è la “truffa dei diamanti”?

La truffa dei diamanti: risarcimenti da parte delle banche

Nell’arco degli anni 2012-2016 ben cinque istituti di credito sono stati complici di una “truffa” ai danni degli utenti. Parliamo di Banco BPM, Intesa San Paolo, Monte dei Paschi, Banca Aletti e Unicredit.

A detta delle indagini, non sarebbe la prima volta che le banche facciano questi trucchetti “illegali” per aumentar i profitti. Si dice che le menti dietro alla truffa siano due società di rivendita di diamanti: la IDB e la DPI. Le società in collaborazione con le banche vendevano diamanti a prezzi decisamente più elevati. Per gli acquirenti tale prodotto veniva indicato come un “bene rifugio”, ossia un investimento che ogni anno avrebbe garantito un guadagno di oltre il 3-4%.

Leggi anche:  Unieuro lancia l'allarme: scoperta una nuova truffa via SMS

A conti fatti però tali valori sono praticamente impossibili, poiché sono anche al di sopra dei titoli di Stato. Chi acquistava i diamanti però, erano piccoli investitori, non attenti a tutte le logiche del mercato. L’errore più grande è stato quello di affidarsi ai mediatori bancari che faceva il proprio interesse, piuttosto che quello dei clienti. Gli utenti compravano diamanti con un valore dimezzato rispetto a quello pagato.

Tale figure intermediarie realizzavano ciò dietro compenso, utile sia per i dipendenti coinvolti che per le banche stesse. E’ di pochi giorni fa la prima sentenza di condanna da parte della Procura di Verona. Come scritto precedentemente, il verdetto è stato emesso contro il Banco BPM, complice della truffa. E’ stato pertanto promesso il rimborso e risarcimento totale dell’importo degli investitori, oltre che la restituzione dei diamanti ai legittimi proprietari.